A weekend in London

Ah come vorrei essere una di quelle blogger bravine e puntuali che ogni settimana in giorni (più o meno) fissi si mettono a scrivere e pubblicare i loro post in modo metodico e in modo che i poveri disgraziati che (più o meno) le seguono possano essere coinvolti in tempo (più o meno) reale in ciò che raccontano…

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Acqui Calling

In questo post si parlerà di viaggi, e adesso tutti (e 2, al massimo 3, voi che leggete) starete pensando a un racconto sul viaggio a Boa Vista da cui sono tornata da un paio di settimane (e sono ancora tutta abbronzata, wow). E invece NO, non parlerò di questo, AHAH. Sul viaggio capoverdiano vi dirò solo che ho caricato un set carino su Flickr e che se siete curiosi potete dargli un’occhiata -> QUI.

Ma ora veniamo al tema vero del post, l’inquietudine di un viaggio che deve essere fatto. Mi spiego meglio, e inizio dal principio. La “storia” inizia un paio di mesi fa con un sogno, di quelli strani, di quelli miei soliti super dettagliati, che quando ti svegli resti un po’ così. Quella mattina in particolare, ero a casa e mi sono svegliata appunto un po’ così. Solo che non sapevo perchè, il sogno ancora non me lo ero ricordato. Sono andata sul divano, cercando di svegliarmi del tutto, e come sempre cazzeggio con il fonfon. Apro Instagram, così,senza neanche troppa attenzione, e la prima foto che vedo mi lascia di sasso. Ma molto di sasso, e mi blocco un attimo per capire del tipo “sogno o son desta”. La foto di per sè non me la ricordo, ma ricordo bene che era taggata #AcquiTerme. E da lì si è aperto nella mia testa uno squarcio (oddio, non in senso letterale, che schifo) che mi ha fatto ricordare perfettamente il sogno di pochi minuti prima, e permettetemi, a momenti cado dal divano.
Nel sogno c’eravamo io, l’Ing, Mauragio e consorte in una cittadina palesemente termale, che però non ricordavamo come si chiamasse. Nella mia testa pensavo “Eppure non è Abano…” Arriviamo davanti al municipio, un edificio bianco con su scritto Mvnicipio e sotto il nome della città: Acqui Terme. Oh, eravamo ad Acqui Terme, e dopo nel sogno cercavamo disperatamente un ristorante che facesse la prelibata specialità locale, i vermi fritti, e alla fine l’abbiamo trovato. Purtroppo mi son svegliata prima di assaggiarli quindi non chiedetemi come sono. Comunque, al di là dei vermi che non penso siano davvero una specialità del posto, voi direte Eh vabbè, che c’è di strano? C’è di strano che io Acqui Terme non l’avevo mai nemmeno sentita nominare, non avevo neanche idea di dove fosse, ho dovuto cercarla su Google.
Da quel giorno sono capitati un altro paio di episodi quantomeno strani, tipo apro Groupon per vedere che c’è di bello (niente come al solito…) e la PRIMA delle offerte viaggi è manco a dirlo, ad Acqui Terme. L’altra mattina mi alzo per vedere il Gran Premio verso le 9.30, la tivvì si accende su Rai Uno e c’è il TG. PRIMISSIME parole dell’annunciatrice: “Morto questa mattina ad Acqui Terme il famoso…….”. Ricado dal divano. Sto tizio non so nemmeno chi fosse, ma di tutti i posti nel mondo dove morire, proprio lì??
Al chè insomma, prendetemi pure per scema, ma io ad Acqui Terme ora ci DEVO andare. Stiamo organizzando infatti per l’ultimo weekend di novembre, alla fine il tipo della foto taggata su Instagram mi ha mandato qualche itinerario per le cose da fare/vedere lì ad Acqui, non sono molte ma ci verrà fuori un weekend carino, specie se ci abbineremo un bell’ingresso alle terme cittadine.
La domanda che mi turba però ora è: che vuole Acqui Terme da me? Che cosa ci devo andare a fare, esattamente? Perchè son due mesi che mi perseguita, dopo che per 32 anni ne ho ignorato l’esistenza? Forse si è offesa perchè sono andata a Porretta Terme, ad Abano Terme, a Salvarola Terme, e Acqui Terme nemmeno sapevo dov’era? Non lo so, ma lo scoprirò presto. Ovviamente è chiaro che io ci andrò e non succederà un accidente di niente, però lasciatemi nella mia inquietudine, che un po’ di suspence aumenta l’audience, si sa.

In viaggio: vado un attimo in Sardegna e poi torno

Nel post su Londra, un anno fa, ho scritto che non è mai facile parlare di Londra. In realtà scrivo talmente poco sul blog ormai che quel post di un anno fa è qui sotto di appena 4 o 5 post. Comunque, dicevo, scrivere di Londra non è mai facile, ma più in generale penso che non sia mai facile scrivere di un viaggio. Un viaggio, quando è fatto bene, ti cambia. Quando torni, che tu sia stato via un anno, un mese, o una settimana, non sei più quello che eri prima. A volte totalmente, a volte in minima parte, ma come dice qualcuno a me caro, è il ritorno che dà senso al viaggio.
E insomma, sono qui che devo scrivere di un viaggio e non so bene come farlo. Devo proprio farlo però, e devo farlo proprio qui perchè in qualche modo questo viaggio è partito da qui, è nato da parole scritte su questo blog e c’entra qualcuno che per questo blog è importante.

Adesso vorrei raccontarlo senza essere melensa, che mi hanno già accusato in loco di essere troppo sentimentale e sono stata già presa in giro il giusto, là c’era la scusa del mirto, qui scuse non ne ho e uffa, cercherò di essere obiettiva e basta.
Allora, per prima cosa, la persona grazie alla quale tutto ciò è stato possibile, è questa:

Nonostante io e Rob siamo amici di blog da 7 e passa anni, ci siamo poi resi conto che l’idea iniziale è venuta fuori su Instagram, peraltro commentando una foto di Stepho!

Da qui, sono iniziate una serie di mail e strategie logistiche che per farla breve ci hanno portato ad organizzare un weekend in quel di Cagliari, ovviamente di tutti i weekend dell’Universo tra cui scegliere noi senza saperlo abbiamo preso lo stesso scelto anche dal Papa, che era a Cagliari pure lui.

A parte le difficoltà a trovare una stanza a causa appunto della visita importante, questa cosa è stata anche simpatica perchè ci ha permesso di vedere Cagliari in una veste abbastanza inedita, la sera prima dell’arrivo del Papa, con tutte le transenne e palchi ovunque, e le strade sgombrate dalle auto parcheggiate nonchè tirate a lucido magistralmente.
Comunque, a parte la città, che mi è piaciuta un casino, il nostro Cicerone ci ha portato in un paio di spiagge splendide, ci siamo fatti dei bagni infiniti e nel frattempo siamo stati adottati dai padroni del B&B dove dormivamo, una coppia di simpatici signori sessantenni che ci ha trattato esattamente come fossimo figli loro.

    

Il viaggio è durato praticamente solo 48 ore, abbiamo concentrato tutto il più possibile ed è stato tutto perfetto, l’unico vero problema è che per recuperare la stanchezza accumulata ci ho messo circa una settimana, ma questo è un problema mio e della mia evidente vecchitudine.
Dato che non devo essere melensa non dirò nulla su quanto sia stato bello conoscere dal vivo lo zio Bob storico del mio blog, nè su quante volte gli ho detto (e ancora dovrei dirgli) Grazie per tutto quello che ha fatto per noi, o su quanto è stato particolare/strano/curioso/bello trovare una persona che nonostante sia la prima volta che la vedi sappia in realtà praticamente tutto di te, e neanche su come è stato bello scoprire finalmente quanto è stupenda la Sardegna. No, non dirò proprio niente di tutto questo (:D), e nonostante sia stato davvero un viaggio corto devo dire che è stato uno di quelli da cui sono tornata a casa con più ricordi ed emozioni (e anche una dipendenza da mirto che non so come curare, ma vabbè).
E per chiudere il cerchio, l’avventura è finita proprio da dove era cominciata: su Instagram!