Tempi

C’è stato un tempo in cui casa mia (o meglio, la casa in cui vivo ora, che non è tecnicamente mia) era piena di gente.
C’erano due piccoli sorprendenti esserini e tanta gente che andava e veniva, intorno a loro, e di conseguenza anche intorno a me.
C’è stato un tempo in cui per fortuna questo tempo è finito, ed è iniziato un tempo diverso. C’erano sempre gli esserini ma c’era meno gente, c’erano due ragazze che per necessità erano entrate profondamente nella nostra vita e in questo tempo abbiamo imparato ad aprire la nostra casa non più così piena di gente anche a persone nuove, persone che prima non conoscevi e che da un momento all’altro girano di giorno e di notte per casa tua in tuta e calzettoni.
C’è poi stato un tempo in cui solo una di queste ragazze ha continuato a girare per casa, e solo di giorno, ma tutti i giorni. Un tempo durato a lungo, tre anni, e durante questo tempo è inevitabilmente successo che è diventata una parte della famiglia, mentre il tempo passava, gli esserini crescevano e la sua famiglia (quella vera, la sua) si allargava.

Oggi anche questo tempo finisce. Ovviamente tutti sapevamo bene che questo giorno sarebbe arrivato ma nessuno ci è arrivato pronto. Gli esserini in questione ormai sono grandi e presto, prestissimo, tra pochi giorni inizieranno la loro nuova avventura alla scuola materna ed inizierà un nuovo tempo in cui la nostra casa, dopo più di tre anni, tornerà ad essere vuota.

Questo non toglie che in qualunque tempo vivremo, lei è stata e rimarrà sempre una parte della nostra famiglia. Se siamo riusciti a fare tutto quello che abbiamo fatto in questi tre anni è stato per la maggior parte merito suo. E’ stata ostetrica, consulente, tata, confidente, consigliera, educatrice e soprattutto Amica.
Per noi e per lei inizia un nuovo tempo, lo affronteremo entrambe, più lontane ma sempre in qualche modo vicine.

Una macchina piena di gente

E alla fine domenica scorsa (il 3 luglio) è nato Samuele, il bimbo della nostra supertata, è andato tutto benissimo ma non ce l’ha fatta a superare il peso alla nascita dei nostri due vitelli, nonostante avessero stimato che sarebbe nato di 4 chili e passa. In realtà pesava 2950g, che è comunque un signor peso e lui è bello pacioccoso e sereno.
Lo hanno portato a casa martedì, e quando ho sentito la tata mi diceva ovviamente che era stra felice e finalmente aveva un po’ di privacy e tranquillità.

Ormai sono passati due anni da quando li abbiamo portati a casa, mancano solo tre giorni al loro compleanno, il momento dell’uscita dell’ospedale è uno di quelli che non ti scorderai mai, o almeno io non lo scorderò. Dopo cinque giorni di ospedale in cui sei scomoda, dolorante, con un continuo viavai di gente che comunque NON ti aiuta, in spazi ridotti e poco pratici…. tornare nella tua casa è qualcosa di indescrivibilmente meraviglioso. Io avevo paurissima del rientro a casa, che mi avrebbe destabilizzato, che non avrei saputo che fare… E invece è stato bellissimo e semplicissimo, finalmente ti puoi godere i tuoi bimbi nello spazio comodo e accogliente della tua casa, con i tuoi spazi, le tue cose…. E’ vero che niente è più come prima e può essere destabilizzante, ma sei a casa tua e già questo aiuta tantissimo a rilassarsi e prendere confidenza con la nuova situazione.

E poi, nel mio caso almeno, dopo 9 mesi di fatica, problemi e schifi vari, uscire dall’ospedale e rivedere la luce naturale dopo cinque giorni, e infine salire in macchina e vedere il sedile dietro pieno di quei fagotti che finalmente erano solo nostri e ce li stavamo portando a casa con noi…. è stata un’emozione di quelle che tolgono il fiato.
Penso che lo sia sempre, il primo viaggio insieme, quello che ti porta verso casa per la prima volta con il tuo cucciolo, specialmente per quelle mamme che non hanno avuto la fortuna di poterlo fare dopo pochi giorni dal parto, ma che magari hanno aspettato settimane se non addirittura mesi. E’ bellissimo quel primo viaggio con la macchina piena di gente in più.
Buona vita piccolo Samu, mi sa che quello è solo il primo di una milionata di viaggi che la tua mamma ti farà fare! ^__^

Come fate?

Io lo vorrei sapere davvero: come fate??

Come fate voi mamme che avete figli coetanei dei miei che postate foto dei vostri bimbi che ridono allegri e sguaiati tra le onde del mare? Che pubblicate foto del vostro aperitivo in spiaggia con commento “Relax”? Che vi fate selfie sul lungomare di sera insieme ai vostri amici e siete tutte truccate e pettinate bene?
Spiegatemi come cazzo fate, vi prego.

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É già domani 

Mi sembra ieri che ho ricevuto quel messaggio su Whatsapp. Era una grigissima domenica pomeriggio di novembre e mentre l’Uomo pisolava mi arriva questo messaggio: “Ecco perché non arrivavano!” seguito dalla foto del test con le due evidentissime linee rosa. Sembrava una cosa lontanissima, come sempre succede del resto, e invece ci siamo: domani è l’ultimo giorno di lavoro della nostra super tata, mancano due settimane (molto teoriche) all’arrivo di Samu e noi naturalmente passeremo l’estate senza di lei. Che a pensarci bene bene mi immagono non poco, che ormai lei è una presenza costante e fondamentale della nostra famiglia, un punto di riferimento, è semplicemente parte della nostra vita e della nostra quotidianità. E pensare che non tornerà fino a settembre mi mette addosso un po’ di crisi, che poi naturalmente passerà perché il tempo vola e tutto andrà bene, perché poi ci sentiremo comunque di continuo su Whatsapp esattamente come adesso, noi saremo anche spesso a casa in ferie quindi sì, so che passerà e che andrà via liscia. Ma mi/ci mancherà tantissimo. E più di tutto spero con tutta me stessa che in questi mesi senza di lei sarò in grado di continuare a gestire i miei figli facendoli crescere educati, ordinati e ubbidienti come ha fatto lei finora, e che non mi sfuggano di mano e mi diventino due selvaggi senza regole (come peraltro so che è accaduto ad altri prima di me dopo che lei li aveva lasciati). Ce la possiamo fare. E mentre facciamo ciò aspettiamo con ansia di conoscere Samuele, che poi alla fine è l’unica cosa importante davvero, adesso.

#MeetMark: the people…

…e altre cose che mi hanno davvero, ma davvero stupito di questo viaggio.

Avevo (più o meno) pianificato tutto nei dettagli, prima di partire. Voli, navette, autobus, taxi and so on. Però c’è stata una cosa che non avevo preso in considerazione, nella mia organizzazione, e veramente mai mi sarebbe venuto in mente di considerarla, prima: le persone.

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#MeetMark: the day I met Mark

Sarebbe stato fantastico se fossi riuscita ad aggiornare il blog in tempo reale durante il viaggio… Ovviamente non è stato possibile, e ora un po’ alla volta proverò a fare ordine tra i pensieri e (soprattutto) i ricordi per cercare di immortalarli anche qui.

Non ho idea di come poter scrivere di quella giornata. Ci sono così tante cose che non vorrei dimenticare che davvero non so proprio come scriverne. L’incontro con Mark in primis, ovviamente, ma poi le persone, il clima, i luoghi….Credo che dividerò la cosa in capitoli, perchè se dovessi scrivere tutto in un solo post ne verrebbe fuori un romanzo, e qualcuno potrebbe anche giustamente mandarmi un po’ a quel paese. Proviamo così.

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Socialcosa

L’altro giorno stavo per lasciare un commento a questo post di Checco, ma mentre pensavo a quello che dovevo scrivere mi son venute in mente talmente tante cose che ho preferito dedicare al suo articolo un post intero. Spero non se ne abbia a male. 😀
Ultimamente per varie ragioni mi sto ponendo spesso questa domanda, cioè quanto davvero sono social i cosiddetti Social Network. Mentre mi rendo conto che per le attività professionali sono davvero una risorsa inestimabile, mi sorge più di un dubbio quando si parla di relazioni e vita privata. Vedo gente che passa ore su Facebook e Instagram, scorrendo timelines continuamente per non perdersi nemmeno un aggiornamento delle persone che “segue”. Hanno diciottomila amici su Facebook ma scorrono una timeline dal divano. Fanno gli auguri di compleanno perchè è Facebook che te lo ricorda, e non puoi perdere l’occasione di lasciare la tua impronta sulla bacheca del festeggiato. Mettono like a foto di altri che vivono qualcosa, di bello, di brutto, di assolutamente normale, di assolutamente non interessante, e io dietro a quel like non capisco cosa ci sia: è davvero un “mi piace quello che vedo” o piuttosto un “sì ho visto che hai fatto, ti dò il contentino”, oppure “fanculo vorrei esserci io lì al tuo posto” o ancora “lo metto perchè lo hanno messo altre 386 persone e poi magari si pensa che non siamo più amici e gli sto tenedo il muso”?
Io non lo so che significato possa avere quel ditino all’insù (o cuoricino a seconda del social), ma questo tipo di interazioni a me sembra tutto fuorchè “social”.
Il gnocco con i ciccioli e la birra artigianale per degli amici seduti intorno a un tavolo, quello è social. O prendere l’occasione del compleanno di un amico (che Facebook gentilmente ti ricorda) per organizzare un’uscita, una serata o anche solo un aperitivo. O per fargli arrivare un pacchettino a sorpresa. Prendere un collega o due che ci stanno simpatici e andare in un parco con due cartoni di pizza a passare la pausa pranzo, invece che passarla da soli davanti al pc mangiando un panino e scorrendo la timeline di FB, controllare quanti like hanno preso le foto del nostro gatto, mettendo like a cazzum e commentando qualche post, sentendosi fighissimi perchè conosciamo e interagiamo davvero con un sacco di persone.

Notti

La notte da un po’ di tempo è diventata solo una versione più scura e silenziosa del giorno. Per il resto, non cambia molto.
Me ne sto sul divano, guardo la tele, provo a chiudere gli occhi ma poi mi si tappa il naso e mi innervosisco, così mi alzo, vado in bagno, torno sul divano, bevo litri d’acqua, guardo l’orologio e guardo fuori dalla finestra perchè mi piace vedere il cielo che schiarisce e il giorno nuovo che comincia.
Le prime notti che passavo qui da sola in salotto e non nel lettone con l’Uomo, mi sentivo malissimo, mi innervosivo sempre di più fino ad arrivare a piangere dal nervoso e per la frustrazione. Ora un po’ ci ho fatto l’abitudine, non molto per la verità, ma diciamo che ho imparato a prenderla con filosofia. Cerco di non pensare più alle mie epiche dormite da 10, 11 ore accoccolata nel lettone, perchè ormai queste appartengono al passato. Durante la gravidanza, la natura provvede a cambiare i ritmi di sonno/veglia per preparare il corpo a una routine nuova, e cambia anche la qualità del sonno, che diventa leggero anche se prima non ti svegliavano nemmeno le cannonate, perchè una mamma deve essere sempre in allerta per il suo bimbo anche mentre dorme. E in effetti ormai sono settimane che le mie dormite non durano più di due ore, quando proprio va grassa. Che guarda caso è più o meno il tempo che intercorre tra una poppata e l’altra nelle prime settimane di vita di un bimbo.
Inutile dire che queste microdormite sono assolutamente indipendenti dagli orari e dai momenti della giornata. Ecco perchè le notti sono solo un momento della giornata come tanti altri, e la gente che mi chiama alle 7 di sera e mi trova addormentata la deve smettere di stupirsi “Ma come, dormi a quest’ora??”. Io dormo quando riesco. Quando il naso è libero, quando le palpebre si fanno pesanti e quando riesco a trovare una posizione che mi permetta di rilassarmi un pochino senza sentire male alla schiena, alle gambe, o alla pancia che tira. Cosa che evidentemente non sta succedendo ora, anche se l’orario sarebbe appropriato.
Eh vabbè, verranno momenti migliori più tardi. Spero.

Problema di semantica

Ieri ho sentito il mio ginecologo per fissare uno dei soliti controlli, e mi ha chiesto a che ora preferivo andare. Io gli ho risposto che sarebbe stato il top dopo le 18, così poteva venire con me anche il mio moroso.
Ma, il mio moroso? Già sentirmi mentre lo dicevo mi faceva un po’ strano. Dilemma dilemma dilemma. Come lo chiamo?
Intanto dovete sapere, e se non lo sapete ve lo dico io, che dal momento in cui sei incinta diventi “signora”. Puoi avere anche 18 anni, ma se vai in un ambulatorio qualsiasi, o a fare un esame del sangue, o a qualunque sportello in cui venga esplicitata la tua gravidanza, ecco che tutti iniziano a chiamarti “signora”. Ma io sono ancora “signorina”, santa pazienza, non sono sposata, non si diventa “signora” quando ci si sposa? Ovviamente come io divento “signora”, l’ingegnere diventa “mio marito”. Io di solito non dico niente, cosa vuoi che dica, ogni volta “no non è mio marito”? Però ecco qui il titolo del post, è solo un problema di semantica.
Come lo chiamiamo il povero ingegnere?
Come dicevo, l’ho chiamato moroso, ma così, d’istinto. Però dai, 32 anni io e 39 lui, conviviamo, io incinta al quinto mese di due bambini (suoi), ha veramente senso continuare a chiamarlo moroso??
Marito no, non c’è dubbio che lo chiami marito finchè non sarò proprio costretta, perchè tra l’altro non mi piace proprio “marito e moglie”, mi fa vecchio e poi torniamo al punto iniziale, NON siamo sposati e non lo saremo ancora per un bel po’.
Molti sostengono che la parola giusta sia “compagno”. Ma, compagno de che? Di merende? Di vita? Ma suvvia. E poi, oltre al fatto che proprio non mi piace (e non mi viene!!) dire “il mio compagno”, c’è anche il problema che quando sento dire compagno a me viene istantaneamente in mente questa canzone e inizio a canticchiarla (che non sta neanche tanto bene):

Insomma, io una soluzione non l’ho trovata. O meglio, diciamo che ci ho messo una pezza, nei contesti dove è possibile farlo, lo chiamo “il papà”. E funziona benino quando sei dal ginecologo, a fare le ecografie, all’ospedale o in posti così, funziona un po’ meno fuori da questi contesti, dove “il papà” non si capisce più se sia il suo, il tuo, quello dei bimbi o un altro ancora che non si capisce bene chi è.
Uffa.
Non ho risolto niente, però quantomeno spero che d’ora in poi anche voi quando sentirete qualcuno che dice “il mio compagno” inizierete a cantare la stessa canzone. Senza ridere però eh?

Ps. Devo svelarvi un segreto. E’ difficile che scriva di getto i miei post. Di solito sono meditati ed elaborati prima di scriverli definitivamente, e di solito questa cosa mi viene bene di notte, nel silenzio, quando tutti dormono E IO NO.
Quindi quando vedete uno di questi post lunghetti d’ora in poi saprete esattamente com’è andata la mia nottata. Ecco.

La vita e l’amore. L’amore.

Dicevamo, l’amore. Stavolta parto dall’inizio.

Questo è un pensiero che si è creato da solo, mentre ero in macchina e lasciavo la testa aperta disponibile per qualsiasi elucubrazione, ed è arrivata questa, senza nessun motivo particolare.
Mi è venuto in mente quel periodo dell’innamoramento quando pensi a una persona, e ti struggi chiedendoti se anche questa persona ti pensa, se le piaci, se mai le piacerai….
Quelle farfalle nello stomaco quando lui ti guarda, per la prima volta in modo diverso, e capisci che forse forse ma chissà… qualcosa potrebbe succedere, e anche quando ci pensi che sei lì da sola ti viene quel friccicorino, il cuore fa un tuffo in più e tu ti senti forte e insicura allo stesso tempo….
E poi qualcosa succede, un giorno o una sera vi trovate più vicini del solito e più da soli del solito, e finalmente arriva… il primo bacio, i primi brividi, e da lì ancora paure miste a euforia, paranoie miste a felicità incontenibile…. Come andrà? Come finirà? Richiamerà?
Ecco, tutto il pacchetto di emozioni collegate all’innamoramento, alla cotta, quelle emozioni che conosco e riconosco e di cui ho sempre avuto bisogno per sentirmi viva (e vegeta).
Bene, proprio quelle emozioni lì, ripensandoci, belle, bellissime, ma io non ne voglio più sapere mezza. Ecco l’ho detto. Bello bellissimo sentirsi viva, frizzante, euforica… Ma non ne voglio più sapere di dubbi, incertezze, struggimenti. Quello che io voglio adesso è la sicurezza, la serenità e se fosse possibile qualche certezza. L’amore per me adesso è questo. Quello che mi fa sentire viva è il pensiero di un futuro insieme, di costruire una famiglia e alimentarla con l’amore di entrambi. Eh, ohibò, ho a fianco a me la persona con cui voglio fare tutto questo. Ed ecco il friccicorino, l’ho provato anche lì mentre ero in macchina e mi è saltato questo pensiero in mente. Io, l’uomo che ho accanto in questo momento, lo voglio con me per tutto il resto della mia vita. E’ l’uomo con cui voglio vivere il futuro, non ne voglio nessun altro.
Pensa un po’. Forse sono cresciuta.