Tempi

C’è stato un tempo in cui casa mia (o meglio, la casa in cui vivo ora, che non è tecnicamente mia) era piena di gente.
C’erano due piccoli sorprendenti esserini e tanta gente che andava e veniva, intorno a loro, e di conseguenza anche intorno a me.
C’è stato un tempo in cui per fortuna questo tempo è finito, ed è iniziato un tempo diverso. C’erano sempre gli esserini ma c’era meno gente, c’erano due ragazze che per necessità erano entrate profondamente nella nostra vita e in questo tempo abbiamo imparato ad aprire la nostra casa non più così piena di gente anche a persone nuove, persone che prima non conoscevi e che da un momento all’altro girano di giorno e di notte per casa tua in tuta e calzettoni.
C’è poi stato un tempo in cui solo una di queste ragazze ha continuato a girare per casa, e solo di giorno, ma tutti i giorni. Un tempo durato a lungo, tre anni, e durante questo tempo è inevitabilmente successo che è diventata una parte della famiglia, mentre il tempo passava, gli esserini crescevano e la sua famiglia (quella vera, la sua) si allargava.

Oggi anche questo tempo finisce. Ovviamente tutti sapevamo bene che questo giorno sarebbe arrivato ma nessuno ci è arrivato pronto. Gli esserini in questione ormai sono grandi e presto, prestissimo, tra pochi giorni inizieranno la loro nuova avventura alla scuola materna ed inizierà un nuovo tempo in cui la nostra casa, dopo più di tre anni, tornerà ad essere vuota.

Questo non toglie che in qualunque tempo vivremo, lei è stata e rimarrà sempre una parte della nostra famiglia. Se siamo riusciti a fare tutto quello che abbiamo fatto in questi tre anni è stato per la maggior parte merito suo. E’ stata ostetrica, consulente, tata, confidente, consigliera, educatrice e soprattutto Amica.
Per noi e per lei inizia un nuovo tempo, lo affronteremo entrambe, più lontane ma sempre in qualche modo vicine.

13/07/2017, ore 00.10

Alle 22 a letto senza troppe storie. Chiacchiere, canzoni, tutto come al solito. Alle 22.30 lui sbadiglia come un matto e inizia a rispondere solo con Mmm. Lei continua a dirgli di stare sveglio, ma lui risponde solo con Mmm. Alle 23 lei inizia a piagnucolare per avere l’infame oggetto, o in alternativa dell’acqua. Ultimo giro di acqua per tutti e due, ancora chiacchiere e canti vari (e dialoghi decisamente surreali) fino alle 23.30, poi lui ricomincia a sbadigliare e dichiara che dorme. Lei di contro dichiara che senza l’infame oggetto non si può riposare, così inizia a cantare e tiene fede a questa dichiarazione fino verso le 24. Dopo questi 30 minuti di assolo con il fratello già più che dormiente, anche lei finalmente si spegne senza pianti e senza lamentele. Dopo tre anni, e dopo il delirio assoluto, sfiancante e lacerante della prima sera (ieri), siamo alla sera numero due, la prima senza urla, pianti, disperazioni varie, in cui dormiamo senza ciuccio.

Supercosi

Ieri i ragazzi hanno voluto a tutti i costi che mi mettessi con loro sul divano a guardare un cartone che ultimamente a quanto pare gli piace molto. E’ uno di quei cartoni che vanno adesso, dove ci sono macchine, camion o altri mezzi di trasporto che prendono vita e fanno cose a loro detta molto eroiche.

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Treni, tram e bus con le ruote

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Tutto è iniziato “grazie” a questa pagina del solito libro delle parole che ultimamente non riusciamo proprio a mollare, con conseguente colonna sonora in loop “mamma leggi! mamma leggi!” nonostante in questo libro da leggere ci siano solo parole senza nemmeno una frase intera.
Comunque, ieri durante una di queste “letture” ci siamo un filino fossilizzati su questo, che forse non lo sapete ma è già da parecchio tempo che Alan sta manifestando un profilo vagamente ossessivo-compulsivo. Ossessivo perchè appunto si fossilizza su qualcosa (una frase solitamente) e non se ne esce fino a quando non riceve una risposta, un commento, una spiegazione che possa soddisfarlo appieno, compulsivo invece in certi comportamenti in cui sembra che tutto nell’universo debba avere un suo posto preciso, immutabile, imprescindibile, in particolare la spazzatura. Lo sporco e il pattume per lui sono una vera e propria ossessione, i cassonetti dell’immondizia per strada vengono contati e censiti meticolosamente ogni volta che usciamo, a piedi, in bici, in macchina, non importa.
Ma non divaghiamo, torniamo al libro. La cosa che ieri ha destabilizzato prima lui e poi anche sua sorella è che il tram non ha le ruote, mentre il bus le ha.
“Mamma! Busse ruote, questo niente ruote!” mi ha detto con un faccino estremamente serio e preoccupato.
“Tato questo è un tram, è come un busse, ma non ha le ruote perchè va sui binari, come un treno”.
“Tramme. Niente ruote, busse tante ruote, tramme no”.
Era sempre più preoccupato, e in più è arrivata pure Rebecca a preoccuparsi insieme a lui, così nel giro di un minuto mi sono trovata con quattro occhietti molto molto preoccupati che mi fissavano dicendo “Ruote? No? Tramme?”
“Ok ragazzi, ora vi faccio vedere cos’è un tram”. Mi si sono appollaiati addosso come sempre quando gli faccio vedere un video sul telefono e ho aperto YouTube. Così ho scoperto che per mia enorme fortuna ci sono dei malati mentali che pubblicano (e quindi fanno) video di tram che passano, così, senza un perchè. Ne ho trovato uno di una decina di minuti fatto a Milano in cui passano continuamente tram, di tutti i colori, e questo ha esaltato i ragazzi da morire. Abbiamo scoperto che il tram quindi è praticamente un bus che però va sui binari come un treno.”Treno! Treno lungo lungo!”
“No, i treni vanno molto più veloci, e sono più lunghi… Ok, vediamo dei treni”
“Siiiii treni!!!”
E anche qui per fortuna i malati di YouTube mi sono venuti in soccorso. Video di 20 e passa minuti girato in una certa stazione di Firenze in cui ci sono… dei treni. Che passano, vanno, si fermano, rallentano…. Dai Frecciarossa ai treni merci. Bimbetti talmente esaltati che salutavano ogni treno che usciva dalla stazione.
“Ciaoo trenooo! A dopooo! Ciao ciao!!”
Quaranta minuti passati a guardare video di tram e treni, ma alla fine per fortuna siamo riusciti ad accettare il fatto che i busse hanno le ruote, i tram e i treni no.

É già domani 

Mi sembra ieri che ho ricevuto quel messaggio su Whatsapp. Era una grigissima domenica pomeriggio di novembre e mentre l’Uomo pisolava mi arriva questo messaggio: “Ecco perché non arrivavano!” seguito dalla foto del test con le due evidentissime linee rosa. Sembrava una cosa lontanissima, come sempre succede del resto, e invece ci siamo: domani è l’ultimo giorno di lavoro della nostra super tata, mancano due settimane (molto teoriche) all’arrivo di Samu e noi naturalmente passeremo l’estate senza di lei. Che a pensarci bene bene mi immagono non poco, che ormai lei è una presenza costante e fondamentale della nostra famiglia, un punto di riferimento, è semplicemente parte della nostra vita e della nostra quotidianità. E pensare che non tornerà fino a settembre mi mette addosso un po’ di crisi, che poi naturalmente passerà perché il tempo vola e tutto andrà bene, perché poi ci sentiremo comunque di continuo su Whatsapp esattamente come adesso, noi saremo anche spesso a casa in ferie quindi sì, so che passerà e che andrà via liscia. Ma mi/ci mancherà tantissimo. E più di tutto spero con tutta me stessa che in questi mesi senza di lei sarò in grado di continuare a gestire i miei figli facendoli crescere educati, ordinati e ubbidienti come ha fatto lei finora, e che non mi sfuggano di mano e mi diventino due selvaggi senza regole (come peraltro so che è accaduto ad altri prima di me dopo che lei li aveva lasciati). Ce la possiamo fare. E mentre facciamo ciò aspettiamo con ansia di conoscere Samuele, che poi alla fine è l’unica cosa importante davvero, adesso.

Les Trombeurs – Analisi di un fenomeno strano 

Vorrei approfittare dell’inizio della settimana e della freschezza e lucidità mentale che questo si porta dietro (…) per analizzare con voi un fatto di cui a me sfuggono diverse dinamiche. Magari voi mi potete aiutare.

Il fatto: la mia vicina del piano di sopra, tutte le sere dalle 00.30 alle 00.50 scopa. E sì, con scopa voglio dire che tromba, non che pulisce casa.

Domanda 1/antefatto: perchè lo so? Perchè la sua camera è esattamente posta sopra la nostra, e l’acustica permette di vivere ogni momento come quasi averceli di fianco. Inoltre, dettaglio non trascurabile, sia lei che l’altro partecipante non fanno nulla di nulla per cercare di non essere sentiti. Tutt’altro, per la verità. Non si risparmiano grida, gemiti, letti che cigolano e che sbattono ritmicamente contro la parete, nonchè parole ahimè perfettamente udibili dette con ritmo sempre più incalzante e a tono sempre più alto fino al culmine dell’atto che, chissà come fanno, raggiungono sempre nello stesso momento. Alle 00.50, appunto. Dopodichè scatta la pipì post coito (si sente perfettamente lo sciacquone sopra le nostre teste) e il bidet di rito (lo scorrere dell’acqua per breve tempo non lascia dubbi).

Domanda 2: perchè sempre uguale? Che diavolo di vita fanno questi due per trovarsi a letto, insieme, svegli, pimpanti, arrapati, sempre alla stessa ora ogni sera? Io penso alla mia di vita e… sè vabbè, cambiamo discorso.
Comunque ogni sera lo fanno sempre uguale. Stesso iter, i gnic gnic, poi l’escalation dei gemiti (sempre uguali, per intonazione e volume), poi le urla, poi lo sbam sbam, poi la fine. Scientificamente uguale ogni sera.

Domanda 3: come fanno? O meglio, di cosa si fanno? Quello che non sapete è che spesso l’atto si replica la mattina seguente, e un paio di volte è capitato che mi svegliassi alle 5 e li sentissi di nuovo. Insomma, siamo arrivati fino alle 3 volte per notte. Ora. Lei è un milfona quasi cinquantenne molto palestrata e in forma, e ok (forse un po’ ninfomane, ma ok pure questo). Però diciamolo, a lei spetta la fatica minore. E lui?? Cosa mangia, 5 zabaioni al giorno? Lui è un baldo non giovane dal capello brizz…. No, bianchi, i capelli ce li ha bianchi e punto, anche lui piuttosto sportivo a quanto pare, vanno in bici, forse è pure in pensione visto che il suo suv è nel cortile parcheggiato ad ogni ora del giorno (quindi mi scappa di pensare che non faccia molto a parte trombare e mangiare zabaioni, durante la sua giornata tipo). Ma mi chiedo seriamente come faccia a sostenere questi ritmi, se c’è un segreto o qualcosa io giuro che lo vorrei proprio sapere.

Domanda 4: che problemi ha la figlia che dorme nella camera di fianco a loro? Sì, lei ha una figlia di circa 8/9 anni, che vive con lei e qualche volta va dal padre. Ma so per certo che il 99% delle volte lei c’è, perchè si sentono le sue urla e i suoi giochi fino tardi. Dopodiché probabilmente la drogano, perchè se li sento io dal mio letto come se li avessi a fianco a me, non posso pensare che la figlia che dorme nella camera di fronte non senta. O ha dei problemi serissimi di udito, o dorme coi tappi nelle orecchie,  o ha davvero un sonno pesantissimo. Vorrei averlo anche io.

Domanda 5: capitano solo a me ste cose o anche voi avete a che fare con dei Trombeurs professionisti nei dintorni? Oppure siete voi i Trombeurs e i vicini si puppano le vostre performance volenti o no? Che reazione vi provoca (o provocherebbe)? Fastidio? Ilarità? Imbarazzo? Una contagiosa eccitazione? Invidia? O semplicemente un pacifico #MNF intervallato da un meno pacifico “#Fatemenocasinoporcavaccachevogliodormire!!?

Notti

La notte da un po’ di tempo è diventata solo una versione più scura e silenziosa del giorno. Per il resto, non cambia molto.
Me ne sto sul divano, guardo la tele, provo a chiudere gli occhi ma poi mi si tappa il naso e mi innervosisco, così mi alzo, vado in bagno, torno sul divano, bevo litri d’acqua, guardo l’orologio e guardo fuori dalla finestra perchè mi piace vedere il cielo che schiarisce e il giorno nuovo che comincia.
Le prime notti che passavo qui da sola in salotto e non nel lettone con l’Uomo, mi sentivo malissimo, mi innervosivo sempre di più fino ad arrivare a piangere dal nervoso e per la frustrazione. Ora un po’ ci ho fatto l’abitudine, non molto per la verità, ma diciamo che ho imparato a prenderla con filosofia. Cerco di non pensare più alle mie epiche dormite da 10, 11 ore accoccolata nel lettone, perchè ormai queste appartengono al passato. Durante la gravidanza, la natura provvede a cambiare i ritmi di sonno/veglia per preparare il corpo a una routine nuova, e cambia anche la qualità del sonno, che diventa leggero anche se prima non ti svegliavano nemmeno le cannonate, perchè una mamma deve essere sempre in allerta per il suo bimbo anche mentre dorme. E in effetti ormai sono settimane che le mie dormite non durano più di due ore, quando proprio va grassa. Che guarda caso è più o meno il tempo che intercorre tra una poppata e l’altra nelle prime settimane di vita di un bimbo.
Inutile dire che queste microdormite sono assolutamente indipendenti dagli orari e dai momenti della giornata. Ecco perchè le notti sono solo un momento della giornata come tanti altri, e la gente che mi chiama alle 7 di sera e mi trova addormentata la deve smettere di stupirsi “Ma come, dormi a quest’ora??”. Io dormo quando riesco. Quando il naso è libero, quando le palpebre si fanno pesanti e quando riesco a trovare una posizione che mi permetta di rilassarmi un pochino senza sentire male alla schiena, alle gambe, o alla pancia che tira. Cosa che evidentemente non sta succedendo ora, anche se l’orario sarebbe appropriato.
Eh vabbè, verranno momenti migliori più tardi. Spero.

Le ricette di nonna Rosanna – Lo spezzatino

Presente le nonne, quegli esseri mitologici che in casa sanno fare qualsiasi cosa, dallo smontare tende e veneziane a smacchiare qualsiasi tipo di sporco da qualsiasi tipo di tessuto? Quelle che riescono a cucire/rammendare/allargare/stringere qualsiasi tipo di capo di vestiario venga loro sottoposto?
Ma soprattutto… Quelle che sanno cucinare tutti, ma proprio tutti i vostri piatti preferiti, fanno la pasta in casa e la domenica vi fanno ingrassare di 8 chili a portata?
Ecco, quelle. Loro.
Ne ho una, io, di quelle. Che però vive le cose un po’ a modo suo, a partire proprio dalla cucina. Provate a chiedere una ricetta a mia nonna. Provateci.
Non riuscirete MAI a estorcere una dose, un peso, una quantità. Un po’ perché non le piace condividere i suoi… segreti, ma anche perché lei non ha ricette.
Per esempio, la mia amica Marcella ha assaggiato il suo spezzatino ed era curiosa di sapere come prepararlo anche lei.
Così ho chiesto per lei la ricetta, ed ecco qui la “ricetta” dello spezzatino di mia nonna Rosanna:

-Nonna allora, cosa dico a Marcella?
– Beh é facilissimo, mette l’olio, fa cuocere un pó il costato e poi ci mette i piselli!
– Mmh, e poi?
– E poi niente, mette un po’ di salsiccia, un po’ di prosciutto e due cipolle intere. Basta, già finito!
– Si ma scusa, niente acqua, pomodoro…?
– Mossí, un po’ di acqua, e un po’ di pomodoro, poi cuoci e basta, già fatto.
– Si ok, ma quanto tempo deve cuocere?
– Finché non é cotto!

Eccovi la ricetta originale spiegata passo passo da mia nonna giusto ieri sera.
Correte a provarla, mi raccomando!!

Me without You

É una storia vera, una storia di passione e a tratti drammatica, una storia fatta di addii e di nuovi inizi.
Inizia sette giorni fa, alle 6 del mattino, quando dopo aver fatto la doccia mi appropinquo al lavandino del bagno per iniziare, come sempre, a piastrarmi i capelli. E qui, la tragedia. Il suo corpo metallico é freddo, inerme, senza vita.
Superato il primo momento di panico tento una disperata rianimazione, che funziona. Ma quella sarà l’ultima lisciata che sarà in grado di fare. Già la mattina dopo, neanche la rianimazione é più servita. Morta. Defunta. Stecchita.
Dopo 13 anni la mia piastra professionale e indistruttibile mi ha mollato, per sempre.
Inizia quindi la corsa contro il tempo per trovare una degna sostituta. Scopro un mondo, perché in 13 anni in effetti la tecnologia di strada ne ha fatta parecchia. Mi informo, navigo, chiedo, mando emails. Mi dicono che le migliori siano le fantomatiche GHD, e io ci credo, li spendo anche tutti quei soldi se ne vale la pena. Ma non so dove trovarle, mi dicono che andrebbero ordinate, e io NON HO TEMPO.
Finalmente trovo su internet un negozio per parrucchieri con un buon assortimento, e ne vedo una che fa al caso mio: ceramica e tormalina, piastre larghe 42 mm e si scalda in 20 secondi. Mando una mail, è un negozio di Carpi, solo 20 km da me, devo sapere se ce l’hanno disponibile. Arriva la pausa pranzo e ancora nessuna risposta. E allora telefono.
“Salve, ho visto sul vostro sito una piastra, volevo sapere se era disponibile in negozio da voi. É MOLTO URGENTE”.
Nonostante l’aria da psicopatica, al negozio sono stati molto comprensivi. Ce l’avevano, e la sera stessa mi hanno aspettato al negozio prodigandosi di consigli e tranquillizzandomi sull’acquisto e sul cambio epocale dal ferro alla ceramica.
E sia. Dopo vari test, due giorni fa ho deciso che può rimanere con me, ora é la MIA piastra. Lavora egregiamente, non mi sta facendo rimpiangere la mia vecchia. Certo che per essere alla pari dovrà durare altri 13 anni, e di questo non sono molto sicura.

Ps. L’autopsia ha confermato la morte per cottura dei fili all’interno. Anche la simpatica scossa post mortem che emanava dipendeva da questi contattini ormai fusi su se stessi. Gli organi sono stati donati, come da volontà della defunta. In buone condizioni era soltanto un lungo cavo di un paio di metri con presa elettrica annessa. Riposa in pace vecchia mia! 🙂

Troppo vicino

Mi chiami alle 9 e un quarto di martedì sera, la mia unica sera libera della settimana, dopo un anno e mezzo che non mi chiami. Non rispondo, primo perchè ho già una gamba sotto la doccia, e secondo perchè so cosa vuoi.
Se mi telefoni, è sempre per quel motivo. Quindi ti ignoro. Ma mentre sono sotto la doccia mi mandi un sms per spiegarmi il problema (che era esattamente quello che avevo sospettato), e mi dici che forse si risolverà come l’ultima volta. (L’ultima volta? E chi se la ricorda più l’ultima volta?) Continuo a ignorarti, sta per iniziare Che pasticcio Bridget Jones! e non ho intenzione di fare nient’altro.
Mi chiami di nuovo. Stavolta rispondo, perchè tanto so che continuerai, e poi in ogni caso non posso sfuggirti dato che abiti nella porta di fronte. Tolgo il dente e ti rispondo, tu mi spieghi che hai preso a calci il pc e adesso non si accende più, e mi chiedi di passare a dare un’occhiata.
Sospiro e ti rispondo che scendo, così ci guardiamo. Prendo le chiavi, l’iCoso e percorro i 5 passi che separano il mio cancello dal tuo. Suono, mi aprite e entro nel giardino.
Tempo due secondi, vengo letteralmente assalita da una specie di topo gigante peloso e umidiccio che mi lecca e mi mordicchia tutte le braccia, nel giro di 30 secondi sono ricoperta di bava, e ancora non ho capito cosa sia quell’essere che corre indiavolato nel giardino prendendo la rincorsa per poi saltarmi fin quasi sulle spalle. A questo punto mi presenti Alice, il vostro nuovo cane. E io ci faccio subito amicizia, adoro i cani, ma lei mi si attacca tipo sanguisuga al braccio e non c’è verso di staccarla. E’ molto vivace, mi spieghi. Con un sorriso rispondo che lo avevo notato.
Entriamo in casa, e in altri 10 secondi netti il braccio senza cane viene inglobato da un altro essere poco più grande di Alice, meno peloso ma comunque umidiccio. Capisco che si tratta di Alberto, vostro figlio, che non vedevo da un po’ ed è cresciuto, adesso avrà quasi 4 anni.
Tu, io, il cane in un braccio e tuo figlio nell’altro entriamo nel loculo che hai adibito a studio, ti guardo e ti chiedo chi entra per primo, visto che in due non ci si passa. Mi dici “Entra pure tu”. Mi stacco di dosso il bambino, che non smette di mostrarmi urlando il suo enorme robot rosso, provo a staccare anche il cane ma non ci riesco, cerco di avvicinarmi al tavolo mettendo in salvo almeno il mio preziosissimo iCoso, e inizio a guardare il tuo computer di ultima generazione comprensivo di lettore floppy disc e Windows 98 di cui tu, peraltro, vai fierissimo.
Stacco e riattacco qualche cavo, faccio un reset e lo accendo, ma dato che non parte ti guardo con aria grave e ti comunico che è arrivato il momento di comprare il netbook che da tanto volevi.
In realtà, questo non te lo dico ma lo penso talmente forte che ho paura che si senta, non me ne frega niente di quel rottame, non lo voglio guardare e meno che mai smontarlo, oltretutto mi sono appena fatta la doccia e sto sudando, sono piena di bava del tuo cane e tuo figlio non ha smesso un secondo di urlare da quando sono entrata.
Dopo la sentenza di morte, cerco di avviarmi verso l’uscita, ma tuo figlio vuole che vada a vedere i suoi giochi, e mentre parliamo continua a urlare e più urla più io cerco di ignorarlo. Sembra invece che tu non lo senta nemmeno. Lui però si irrita, e per coinvolgermi nel gioco mi spara un Bakugan (qualunque cosa esso sia) direttamente su un piede. Caccio un urlo, tu continui a parlarmi e dopo cinque minuti fai presente a tuo figlio che queste cose non si fanno.
Mentre dici questo, sento una cosa strana su un piede, abbasso lo sguardo e vedo Alice che me lo sta leccando beatamente. Con il sorriso più finto del mondo la rimprovero dolcemente dicendo che, acciderbolina, mi ero appena fatta la doccia. Nella speranza che tu prenda in mano la situazione ti guardo implorante (e inizio a chiedermi cosa diavolo sono quelle croste che hai in faccia su tutta la fronte) ma tu prosegui a parlarmi del tuo computer, e io facendo finta di niente cerco di avvicinarmi al cancello.
Mi accompagni all’uscita, tuo figlio saltella intorno e urla come un indemoniato, il cane continua a leccarmi ogni pezzo di pelle scoperta (fortuna che ho messo i jeans, a saperlo evitavo anche le infradito), e mentre mi saluti mi dici con un sorriso che sì, tuo figlio è un po’ agitato, ma tu sei tranquillo perchè in farmacia hai trovato delle goccine che basta dargliene 5 e casca per terra come una pera e così siamo tutti felici.
Sto per suggerirti di provare a darle anche al cane, ma mi mordo la lingua e mi avvio verso il mio cancello.
Entro in casa, metto a lavare la t-shirt che avevo messo pulita solo mezzora prima, mi rifaccio la doccia e grazie a Dio su Canale5 +1 inizia di nuovo Bridget Jones. Stavolta lo guardo e cerco di dimenticare.
Non è colpa tua, forse. Tu sei anche un buon ragazzo, ma vivi in una casa con esseri completamente fuori controllo, e tu e la tua consorte ne ridete felici. Quindi va bene, ma perdonami se non ci vengo più, da voi.
Ah, e per favore, d’ora in poi evita di mandarmi sms alle 6 del mattino per dirmi che il tizio del negozio ha capito che era solo un problema di RAM e quindi puoi continuare a usare il tuo adorato Windows 98. Non sono messaggi che uno vuole ricevere alle 6 del mattino. No anzi, non sono messaggi che uno vuole ricevere. Punto.