The #RunningLumaca @ Run 5.30

Non ero sicurissima di voler scrivere questo post perché non mi va di ammorbare troppo con questo argomento (e poi il post che dovevo pubblicare adesso sarebbe stato un altro), però alla fine ho deciso lo stesso di scriverlo perché alla fine dei conti è stato un evento abbastanza unico (finora) per me, e penso valga la pena di essere ricordato, più che altro per il futuro. Un giorno guarderò indietro e dirò “Ehh ma guarda che ho fatto il primo giugno 2017…!”
Quindi, che ho fatto il primo giugno 2017?
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The Running Lumaca keeps pushing

Domenica, ultimo giorno utile per gli allenamenti in vista della Corrida di martedì.
Stamattina quindi ultimo giro su strada per capire un po’ la situazione, e dopo ciò usando tutta l’obiettività che mi è possibile, ho deciso che no, non farò la Corrida martedì.

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The Running Lumaca Project

Ogni tanto dal niente mi partono queste idee insane così, senza una ragione. Ultimamente me ne sono venute un paio, ma ciascuna di loro merita un post ad hoc quindi qui vi parlerò della prima idea insana dell’anno che ho avuto in un momento di… boh, non mi ricordo. Forse facevo la doccia, forse ero sul gabinetto. Di solito mi vengono lì, le idee.
Non so mossa da quale ottimismo e ingiustificata fiducia in me stessa ho deciso che il 31 gennaio parteciperò alla Corrida di San Geminiano. Ovviamente mica quella lunga di 13 km eh, che okay la pazzia ma c’è un limite a tutto. C’è la minicorrida, quella non competitiva di 3 km, e io punto a quella. Caricata dai risultati confortanti dei miei allenamenti degli ultimi 4 mesi sul tapis roulant, ho deciso anche di partecipare agli allenamenti gratuiti organizzati dalla società che organizza la Corrida.

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Tapiro

Questa storia inizia nel lontano 2013, in tempi in cui io e l’ingegnere eravamo ancora una (più o meno) giovane coppia non convivente, e ci siamo accorti di essere grassi. Il dietologo vecchio e bacucco di cui sono stata paziente per un po’ era stato chiaro, ok la dieta ma la cosa fondamentale era camminare, muoversi. Camminavo spesso in effetti, la sera, la mattina, poi abbiamo deciso con l’arrivo del freddo di provare ad iscriverci in palestra, nonostante l’odio profondo che tutti e due avevamo per quel posto ma ehi dai, magari insieme va meglio. Non è stato così, nonostante fosse la palestra più informale e tranquilla del mondo, sta cosa di andare in un luogo pubblico in mezzo a gente sudata (e farci pure la doccia insieme) solo per una mezz’ora di tapis roulant non ha (ovviamente) funzionato per più di due mesi. Così abbiamo deciso di investire in un tapis roulant semi semi professionale da avere in casa, da qui in avanti chiamato in amicizia tapiro. E quello ha funzionato, eccome. Io ho iniziato a camminare regolarmente e un bel giorno ho deciso di provare anche a correre, cosa che non facevo circa dal 1998.

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Lunedì mattina, molto presto

Il centro prelievi apre alle 6.45. Ma la regola non scritta di ogni bravo pensionato, lo sanno tutti, prevede che tu sia davanti al portone almeno mezz’ora prima. Io che mi sto allenando a essere una brava pensionata, ma che ho ancora molta pratica da fare, sono arrivata alle 6.17 e infatti avevo già 7 persone davanti.

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Di cibo e foulards

Frammenti in ordine sparso dei sogni di stanotte.

Il buffet con la tipa che prepara piadine improbabili alla festa in campagna, fino a che non ne fa una con insalata e pomodoro che sembra estremamente deliziosa ma poi scoppia un temporale e scappiamo tutti.

In un locale molto fighetto aspettiamo il nostro turno per mangiare, la roba viene cotta direttamente ai tavoli, il mio panino lo sta cuocendo però un tizio in un altro tavolo, io da lontano vedo che lo sta tirando fuori dal fornetto e sta per portarmelo e sono gasatissima… Ma il sogno finisce lì.

Sono con un gruppo di persone che sembrano essere miei compagni di classe anche se siamo tutti adulti, stiamo salutando uno (particolarmente effeminato) che deve partire e ci saluta piangendo dicendo: “Vi prego fatelo per me, fate girare i miei foulard, metteteli voi e passateveli!” Io guardo una ragazza e dico “Posso astenermi??” E lei mi fa “Ma infatti, ma anche no!”

Sono in un giardino-parco dove c’è una specie di festa, sono vicina a due bimbette e arriva la loro mamma che mi chiede se sono andata a vedere dall’altra parte del giardino il bue che stanno facendo cuocere sullo spiedo. Dico “Oddio che orrore, no guarda io non mangio carne, la odio…” E poi chiedo alle bimbe se loro lo avevano visto e mi rispondono di sì e che aveva un aspetto molto saporito. Il sogno finisce con la mia faccia schifata.

E’ una settimana che ho iniziato la dieta (anzi no, si chiama Nuovo Regime Alimentare, dieta fa schifo), e a parte il tizio gay dei foulard che non ho capito bene cosa c’entrasse, ho come l’impressione che il mio subconscio stia cercando di dirmi che ha fame.

La Guida Semiseria per la Neomamma Gemellare

Ho questo post in canna da tantissimo tempo, finalmente provo a metterlo nero su bianco e già vi dico che sarà lunghissimo. E’ già da molto infatti che ho in mente di fare un riepilogo, non so bene a uso di chi, delle cose che mi sono state utili nel primo anno da mamma (anche se ormai stiamo terminando il secondo, quindi figuratevi un po’ da quant’è che ci penso), perchè in effetti il primo anno è un po’ complicato, specie se di neonati non ne hai uno ma due. Beh, poi ho conosciuto anche diverse persone che ne hanno avuti tre, o addirittura quattro in un sol colpo, e sicuramente avrebbero da dire cose più interessanti e utili di me, ma oh, la mia esperienza è questa e magari a qualcuno che passa di qua potrà servire. E insomma, con questo spirito di condivisione nasce la

Guida Semiseria per la Neomamma Gemellare:
i salvavita del primo anno.

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A termine

E siamo arrivati a luglio. Ci credevamo? Pochissimo. Ci speravamo? Tantissimo.
Luglio mi ha sempre portato belle cose, quindi ci tenevo che nascessero luglini, i pupi.
Ci considerano a termine, anche se il termine ufficiale sarebbe il 19 luglio, e per tutta la gravidanza siamo stati accompagnati dal mantra “sì ma i gemelli nascono prima”. Ecco, direi che possiamo tranquillamente smentire questa cosa che non si addice più al nostro caso. Siamo di quasi 38 settimane, molti bimbi “singoli” vengono al mondo in questo periodo o sono già venuti al mondo, noi invece continuiamo imperterriti a voler fare proprio tutte tutte le nostre 40 settimane di gestazione. Il ginecologo ci aveva dato come traguardo le 34 settimane.
A volte sembra arrivino segnali di sblocco, siamo anche andati a farci un giro in pronto soccorso settimana scorsa, dopo un giorno e una notte di dolori, fitte e contrazioni, ma niente. Tutto tace, tutto chiuso come neanche il centro storico di Modena la settimana di ferragosto.
Ora è veramente solo attesa. Guardo la mia pancia che continua a lievitare e penso che oggettivamente è una delle pance più enormi che abbia mai visto. I canotti che ho al posto dei piedi, le ginocchia doloranti, la schiena a pezzi e il baricentro completamente spostato fan sì che ormai i movimenti siano ridotti al minimo, dormo sul divano in sala da un mese ormai (e dormire è comunque un parolone) e anche solo fare due passi in giardino è un’impresa titanica. Dopo le mattinate passate in ospedale per i controlli (una a settimana ormai) torno a casa distrutta e mi ci vuole un giorno per riprendermi. Insomma, vita zero. O meglio, un grande, grosso standby nell’attesa di conoscere dal vivo questi due monellini di quasi 3 chili ciascuno che hanno già ampiamente dimostrato di avere i loro caratterini belli definiti e ben diversi uno dall’altra.
Al parto ci penso il giusto. Nel senso che tanto dovrà capitare, è decisamente un passaggio obbligatorio, quindi è inutile che mi fermi a pensare a come potrebbe o non potrebbe essere, quando sarà il momento lo vivremo e basta. Sono felice che tutte le infermiere e le ostetriche in ospedale mi stiano guidando e supportando molto nel mio progetto di parto naturale, sono tutte molto incoraggianti e mi ripetono che ce la faremo senza problemi. Io ci voglio credere con ogni molecola del mio corpo e mi racconto che non sarà così terribile come penso, e che comunque la soddisfazione di farcela io da sola mi ripagherà di ogni minuto di dolore o di qualunque cosa a cui andrò incontro.
Il viaggio sta finendo (grazie a Dio). E noi saremmo pronti a iniziare la nostra nuova vita di famiglia, quando volete voi ragazzi, vi aspettiamo.

Esentami stocazzo

Ecco, così a prima vista può sembrare che abbia messo un titolo volgarotto… E invece no, è solo la logica conclusione all’ennesima avventura con la sanità pubblica (e chi mi conosce o mi legge da un po’ sa QUANTO la amo e che bel rapporto abbiamo), infatti vedrete che dopo aver letto il post sarete d’accordo con me che altro titolo non ci poteva essere.
Comunque, il problema è che per quanto io cerchi di aver a che fare il meno possibile con l’ASL, l’USL, il SAUB, il CUP, il CIP e tutta la compagnia bella, durante la gravidanza (e ahimè specialmente con questo tipo di gravidanza) evitarlo è praticamente impossibile, non fosse altro che ogni 15 giorni devo fare le analisi del sangue, ma questo sarebbe anche il meno.
Ho dovuto riprendere in mano un argomento molto spinoso per me, che ho ignorato il più possibile prima, ma ora è critico per cui mi tocca starci dietro e pure parecchio: argomento tiroide. Anzi no, la mia tiroide (o quel che ne resta) va bene, il tasto dolente è la faccenda endocrinologo. Per farla breve sono stata seguita per 15 anni da una terrorista despota brutta e cattivissima, per provare a evitarla mi sono trovata anche a pagare con un rene una visita di 15 minuti con un sedicente luminare di Reggio Emilia che era pure più antipatico (e incompetente) di quella di prima.
Quindi prima di iniziare il percorso gravidanza mi sono accertata di andare in un posto dove di questa stronza dottoressa non ci fosse nemmeno l’ombra.
Ci sono riuscita, la mia nuova endocrinologa è una signora vintage dolcissima, brava, tranquilla, preparata, piena di anelli e collane enormi e scrive sulla tastiera usando solo il dito indice della mano destra e quando firma i referti lo fa in corsivo con anche le maiuscole corsive come insegnano a scuola, tutte belle tonde e ricciolose. In più mi riceve a Salvarola, che per chi non lo sapesse è uno stabilimento termale sulle colline di Sassuolo dove io ho passato la mia infanzia e ogni volta che ci torno mi sento un po’ a casa e mi rilassa tanto.
Bene, questa dolce dottoressa si è stupita molto quando le ho detto che la mia esenzione del ticket per le visite e gli esami alla tiroide è scaduta eoni fa, e non l’ho mai rinnovata. Sono stata operata a 14 anni e per tutta la vita farò controlli per la tiroide, quindi secondo lei è più che normale che io non debba pagare queste visite e nemmeno gli esami del sangue.
Allora le ho detto che aveva perfettamente ragione, ma le ho spiegato che l’iter per riavere l’esenzione sembrava una barzelletta, dovevo andare dalla simpaticona di cui sopra, poi con un suo documento firmato dove spiegava che avevo diritto all’esenzione dovevo presentarmi dal medico funzionario dell’ospedale che riceveva il venerdì mattina dalle 10.45 alle 11.00. Cioè.
Al chè mi ero detta che per quell’esame che facevo una volta all’anno potevo spendere i 18 euro del ticket che facevo prima. Lei invece si è impuntata e mi ha fatto un certificato dicendomi che NO, io devo avere l’esenzione e faremo di tutto per averla, oh! Quindi con il suo certificato sono andata al famoso SAUB per provare ad avere la mia esenzione. Quindi vai al policlinico, portaci pure mia nonna che già che ci siamo doveva andare al CUP, fai 2 chilometri a piedi nel parcheggio (un piacere con il cocomero che mi porto in giro ultimamente), vai al SAUB, prendi il numero, aspetta in piedi, e poi entra nello stanzino dove ti riceve l’impiegato più scoglionato del mondo, che per fortuna quando vede il pancione si ammorbidisce un pochino.
Mi lascia lì da sola e se ne va col mio prezioso certificato. Torna dopo due minuti e scuote la testa: eh mi spiace signora, ma non la possiamo accettare. Uh ma toh, che sorpresona. E come mai? Eh perchè è vero che lei ha prenotato da questo medico tramite la mutua, ma purtroppo la prestazione è stata fatta presso un istituto privato, Salvarola.
Sì ma scusi, sul foglio c’è scritto chiaramente Prestazione eseguita per conto dell’AUSL Modena. Eh ha ragione signora, ma purtroppo la struttura è privata, non possiamo accettarlo. Deve farsi fare questo certificato presso una struttura pubblica e poi tornare. Ah e nel mentre deve fare anche il cambio di residenza, perchè lei risulta ancora residente a San Cesario e quindi non dovrebbe nemmeno venire qui ma andare nella sua ASL di competenza. Grazie, arrivederci.

Andare a fare il certificato in una struttura pubblica vuol dire andare dalla mia dottoressa, farsi fare l’impegnativa, andare in farmacia a prendere appuntamento probabilmente tra 8 anni, visti i tempi, per poi torvarmi di fronte di nuovo la stronza la mia vecchia endocrinologa che mi tratterà sicuramente di merda e mi chiederà dove sono sparita negli ultimi 6, 7 anni. E poi tornare al SAUB ecc ecc.
Ecco, e qui torniamo al titolo del post. Ho deciso che pago i miei 18 euro al mese fino alla fine della gravidanza e poi una volta all’anno, fortunatamente non saranno quelli a mandarmi in miseria. Ma mi aiuteranno quantomeno a preservare la mia salute mentale.