13/07/2017, ore 00.10

Alle 22 a letto senza troppe storie. Chiacchiere, canzoni, tutto come al solito. Alle 22.30 lui sbadiglia come un matto e inizia a rispondere solo con Mmm. Lei continua a dirgli di stare sveglio, ma lui risponde solo con Mmm. Alle 23 lei inizia a piagnucolare per avere l’infame oggetto, o in alternativa dell’acqua. Ultimo giro di acqua per tutti e due, ancora chiacchiere e canti vari (e dialoghi decisamente surreali) fino alle 23.30, poi lui ricomincia a sbadigliare e dichiara che dorme. Lei di contro dichiara che senza l’infame oggetto non si può riposare, così inizia a cantare e tiene fede a questa dichiarazione fino verso le 24. Dopo questi 30 minuti di assolo con il fratello già più che dormiente, anche lei finalmente si spegne senza pianti e senza lamentele. Dopo tre anni, e dopo il delirio assoluto, sfiancante e lacerante della prima sera (ieri), siamo alla sera numero due, la prima senza urla, pianti, disperazioni varie, in cui dormiamo senza ciuccio.

When you see A Fire Inside (5/5/2017)

Forse, ma dico forse, dovrei raccontarvi di cosa è successo a Londra quel venerdì pomeriggio.
La verità è che è stato abbastanza facile parlare del weekend a Londra perché la parte difficile è un’altra: il racconto di quella volta che ho incontrato gli Afi e sono rimasta quindici minuti a parlare e a fare foto e autografi insieme a loro.

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The #RunningLumaca @ Run 5.30

Non ero sicurissima di voler scrivere questo post perché non mi va di ammorbare troppo con questo argomento (e poi il post che dovevo pubblicare adesso sarebbe stato un altro), però alla fine ho deciso lo stesso di scriverlo perché alla fine dei conti è stato un evento abbastanza unico (finora) per me, e penso valga la pena di essere ricordato, più che altro per il futuro. Un giorno guarderò indietro e dirò “Ehh ma guarda che ho fatto il primo giugno 2017…!”
Quindi, che ho fatto il primo giugno 2017?
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A weekend in London

Ah come vorrei essere una di quelle blogger bravine e puntuali che ogni settimana in giorni (più o meno) fissi si mettono a scrivere e pubblicare i loro post in modo metodico e in modo che i poveri disgraziati che (più o meno) le seguono possano essere coinvolti in tempo (più o meno) reale in ciò che raccontano…

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AFI chi??? – 10 years later

E già il titolo trasuda una certa epicità, ma aspettate, aspettate.

Mai nella vita avrei pensato di scrivere questo post. Intanto sono passati dieci anni e sono ancora qui a scrivere sul blog. Non sullo stesso ma sempre un blog, e già questo a pensarci è abbastanza incredibile.

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#MeetMark: the day I met Mark

Sarebbe stato fantastico se fossi riuscita ad aggiornare il blog in tempo reale durante il viaggio… Ovviamente non è stato possibile, e ora un po’ alla volta proverò a fare ordine tra i pensieri e (soprattutto) i ricordi per cercare di immortalarli anche qui.

Non ho idea di come poter scrivere di quella giornata. Ci sono così tante cose che non vorrei dimenticare che davvero non so proprio come scriverne. L’incontro con Mark in primis, ovviamente, ma poi le persone, il clima, i luoghi….Credo che dividerò la cosa in capitoli, perchè se dovessi scrivere tutto in un solo post ne verrebbe fuori un romanzo, e qualcuno potrebbe anche giustamente mandarmi un po’ a quel paese. Proviamo così.

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#MeetMark Live from Chepstow 

Ed eccomi qui, nella mia bellissima stanza tutta rossa e piena di moquette a Chepstow. Scrivo questo post seduta sul davanzale della finestra all’inglese e tra poco mi farò un tè coi biscotti con il set in dotazione in camera. È il mio momento di relax dopo una giornata lunghissima e un viaggio ancora più lungo.

Oggi tutto è stato in ritardo: la navetta per Bologna è arrivata 5 minuti in ritardo (e vabbè), l’aereo ha avuto 45 minuti di ritardo, la navetta dall’aeroporto di Bristol non riusciva a uscire dal parcheggio perché non si alzava la sbarra, e quindi ho perso il bus per Chepstow. Che io speravo molto che fosse in ritardo, e invece guarda un po’, quello è partito on time, l’ho schivato di dieci minuti. Mentre ovviamente il mio è arrivato quasi con un quarto d’ora di ritardo. Insomma, alla fine a Chepstow ci sono arrivata, con un paio d’ore di ritardo rispetto al mio planning ma alle 16 ora locale ero qui a scarpinare per le ripidissime strade di sto paese. Che alla fine è anche bello, specie se lo percorri in discesa. Il problema è quando devi risalire verso il centro. Io ammetto di non essere molto in forma (tipo per niente proprio), ma qui rischio l’infarto. E sono molto preoccupata per domani, quando dovrò risalire in centro con in spalla il mio zaino di sei chili e mezzo. In che meravigliose condizioni arriverò da Mark.

A proposito di questo: parliamo di cose serie. Appena arrivata mi sono fiondata in libreria, quella che organizza l’evento. Con la scusa di chiedere info sull’incontro di domani mi sono presentata e la tipa si è tutta illuminata: “Ahh the girl that comes from Italy! I remember now!”, mi ha dato il biglietto che avevo prenotato via mail e le ho chiesto un po’ di dettagli su orari e come arrivare. Dopo che abbiamo convenuto che ci si va per forza in macchina (ergo: taxi), mi ha detto che se domattina non avevo nient’altro da fare se volevo potevo andare con lei all’hotel, perché lei ci sarebbe andata verso le 11.30. OH MY GOD REALLY?? Certo che mi va bene, cosa vuoi che abbia da fare, son qui per questo!! Quindi domattina alle 11.30 appuntamento in libreria che partiamo per il St. Pierre hotel. Poi ha detto che se riesce mi porta pure indietro. 

Questo, se non fosse chiaro, era esattamente il mio obiettivo. Speravo di poter fare un po’ pena a qualcuno, e la signora (oltre ad aver avuto evidentemente pena) è stata davvero gentilissima. Io in cambio mi sono offerta di dare una mano, se ce ne fosse bisogno (tipo andare ad accogliere Mark quando arriva, che ne so), e lei mi ha risposto “Well, we’ll see”. Quindi domani arriverò all’hotel prima di chiunque altro (l’incontro inizia alle 14.30) e vedremo cosa succederà. Come mi ha detto la tipa, la non c’è un granché da fare, è in mezzo al niente (un resort immenso con campi da golf, piscine e spa, ma in mezzo al niente), ma anche un po’ chissenefrega. Posso stare tranquillamente due ore seduta a fissare il vuoto aspettando Mark. Oggi l’ho fatto un sacco di volte (e non aspettavo neanche Mark).

Il mio viaggio fino a qui è bellissimo, tutti sono stati super gentili (tranne quelli in aeroporto che mi hanno controllato venti volte e non so perché), l’hotel è carinissimo e ho avuto un upgrade della camera con una vista castello che è una meraviglia, ho mangiato un delizioso vegetarian burger in un bellissimo pub e ora mi faccio una bella tazza di tè con biscottini al burro. E mi preparo per la giornata epica di domani.