When you see A Fire Inside (5/5/2017)

Forse, ma dico forse, dovrei raccontarvi di cosa è successo a Londra quel venerdì pomeriggio.
La verità è che è stato abbastanza facile parlare del weekend a Londra perché la parte difficile è un’altra: il racconto di quella volta che ho incontrato gli Afi e sono rimasta quindici minuti a parlare e a fare foto e autografi insieme a loro.

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Due secondi

Sono sveglia dalle 6 di stamattina che sarebbero state le 5, quindi forse la mia lucidità vacilla, anche senza forse. Sarà per questo che ho un magone allucinante, sarà sicuramente per questa stanchezza che ho deciso di scriverlo invece di tenere la mia follia solo per me come sarebbe consono e rispettoso verso la mia persona.

E invece no, che chi se ne frega della dignità, tanto ormai. Mi vien da scriverlo perché sto nodo in gola lo devo sciogliere, perché è da stamattina che penso a quell’abbraccio come se non avessi niente di più serio a cui pensare, perché è stato questione di due secondi e io invece dopo sedici ore sono ancora qui a pensarci. Perché voglio con tutta me stessa credere che quando l’hai visto sul podio sia stato un sincero desiderio di condividere con lui la tua gioia, un modo per dire “ehi io ti stimo, nonostante tutto quello che è successo sono felice che tu sia qui e lascia stare quello che è stato, ero un ragazzino spocchioso ma adesso sono cresciuto e sono un professionista come lo eri e lo sei tu, nessun rancore, è bello vederti, per davvero”.

Lascia stare quello che è stato. Difficilissimo Seb lasciar stare, ma io ho bisogno di credere che tu sia cresciuto e che ora siate non dico amici perché è impossibile ma almeno portatori sani di stima reciproca. Davvero, e non solo perché bisogna dire così perché sta bene. Perché io lo so che non sono propriamente affari miei, ma io nel 2013 ho sofferto davvero tanto, perché lo sai quanto maledettamente tengo a sto ragazzo e tu me lo avevi distrutto, dopo che per tre anni mi avevate fatto sognare e ridere per come eravate insieme… Perché anche se non c’entro un accidente di niente questa cosa l’ho vissuta allora sulla mia pelle e così l’ho vissuta anche stamattina, non posso restare indifferente al tuo abbraccio perché con tutta me stessa voglio che sia sincero, che sia una specie di lieto fine, una specie di pace, una specie di redenzione, di affrancamento dal passato e da quel maledetto 2013.

Sono scema così. Mi convinco che dopo quattro anni vi siate in un qualche modo perdonati e mi commuovo come una cretina.

AFI chi??? – 10 years later

E già il titolo trasuda una certa epicità, ma aspettate, aspettate.

Mai nella vita avrei pensato di scrivere questo post. Intanto sono passati dieci anni e sono ancora qui a scrivere sul blog. Non sullo stesso ma sempre un blog, e già questo a pensarci è abbastanza incredibile.

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The Running Lumaca Project

Ogni tanto dal niente mi partono queste idee insane così, senza una ragione. Ultimamente me ne sono venute un paio, ma ciascuna di loro merita un post ad hoc quindi qui vi parlerò della prima idea insana dell’anno che ho avuto in un momento di… boh, non mi ricordo. Forse facevo la doccia, forse ero sul gabinetto. Di solito mi vengono lì, le idee.
Non so mossa da quale ottimismo e ingiustificata fiducia in me stessa ho deciso che il 31 gennaio parteciperò alla Corrida di San Geminiano. Ovviamente mica quella lunga di 13 km eh, che okay la pazzia ma c’è un limite a tutto. C’è la minicorrida, quella non competitiva di 3 km, e io punto a quella. Caricata dai risultati confortanti dei miei allenamenti degli ultimi 4 mesi sul tapis roulant, ho deciso anche di partecipare agli allenamenti gratuiti organizzati dalla società che organizza la Corrida.

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C.M.V. (CheMmminchiaVolete)

Voi uomini siete proprio creature strane. Stasera mentre saluto la dolce metà per venire a svenire a letto sottolineando che domattina mi dovrò alzare un po’ prima per farmi la piastra mi sento dire: “Dovresti perdere meno tempo a fare la piastra, o le unghie tipo stasera… Stai bene anche così”.

Cioè cosacosaCOSA?? Allora, capiamoci bene, esattamente cosa cavolo volete da noi? Perdiamo tempo a fare piastra, phon e piega o quel cazzo che é e non vi va bene, però se ci vedete in ufficio con i capelli lavati un giorno prima o non perfettamente acconciati è subito “oh ma quella se li può anche lavare i capelli ogni tanto” oppure “oh le è scoppiato il phon?”

Se perdiamo preziosissimo tempo a truccarci “eh ma che palle, sempre davanti a sto specchio”, ma se usciamo senza trucco siamo sciatte e trasandate.

Se perdiamo ore della nostra vita in palestra siamo delle fissate, però se non abbiamo il culo sodo e la pancia piatta siamo balene schifose.

E allora si può sapere che diavolo di una minchia volete? Anzi no, sapete che c’è, ve lo dico io che c’è: iniziate a pensare alle vostre barbe sfatte, o ai buchi nei calzini o alla vostra panza da birra, che ai nostri capelli, alle nostre facce e ai nostri culoni ci pensiamo noi.

Lunedì mattina, molto presto

Il centro prelievi apre alle 6.45. Ma la regola non scritta di ogni bravo pensionato, lo sanno tutti, prevede che tu sia davanti al portone almeno mezz’ora prima. Io che mi sto allenando a essere una brava pensionata, ma che ho ancora molta pratica da fare, sono arrivata alle 6.17 e infatti avevo già 7 persone davanti.

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