Il #ModenaPark: non quello di Vasco, quello di Modena

Ne hanno già parlato tutti, è stato detto tutto e il contrario di tutto, ci sono già stati i complimenti, le critiche, tutto quello che si può immaginare e anche di più.
Però io da modenese che abita a 4 km dal parco Ferrari non posso non dedicare un post a un evento che, piaccia o non piaccia, è entrato nella storia. Per cui ora, piaccia o non piaccia, vi puppate il mio post su #ModenaPark.

Allora, facciamo una rapida premessa.
Non sono stata al concerto, primo. Non sono una fan di Vasco, secondo. Non ho assolutamente niente contro di lui, non ho mai comprato un suo disco ma ha sicuramente fatto canzoni che mi piacciono e molto, se sento una di queste canzoni per radio mi fermo, se ne sento una delle ultime che mi fanno tutte cagare cambio stazione. Punto, questo è il rapporto che io ho con Vasco, una cosa molto normale insomma.
Infatti io non vi voglio né parlare di Vasco né del concerto in sé. Vi voglio parlare di cosa è significato questo evento per chi l’ha vissuto qui a Modena, per farvi capire che a prescindere dai gusti personali, da quello che si pensa su di lui o sui suoi fan, quello che è successo sabato scorso qui a Modena è stato DAVVERO, e non solo per dire, un evento storico.

Modena è una città di 180.000 abitanti circa. Io l’ho sempre definita un “paesone”, perché è così che l’ho sempre percepita. Una città vera e propria ma con un’anima ancora “da paese”. E il modenese, diciamolo, è un po’ provinciale. Secondo me ogni modenese, nel suo profondo, lo sa di essere un po’ provincialotto. Siamo molto campanilistici, ma un pochino ne abbiamo i motivi: abbiamo la Ferrari, Pavarotti, Bottura, la Maserati. Però rimaniamo sempre un po’ provinciali inside, il nostro evento topico dell’anno è la festa dell’unità a Ponte Alto, e di solito la sera inaugurale quando fanno i fuochi vanno tutti là e la tangenziale si blocca. Modena è un paesone che cresce ma purtroppo le sue strade rimangono sempre quelle. E sono sottodimensionate. La tangenziale si blocca ogni volta che c’è un minimo tamponamento o quando tagliano i cespugli dai guardrail. Il casello di Modena Nord è un incubo per tutti, residenti e pendolari, ogni giorno è un collo di bottiglia con code infinite sia la mattina che il pomeriggio. La via Emilia non ne parliamo, è stretta e sempre congestionata. Per fare cinque chilometri, quando abitavo a casa mia verso Castelfranco, ci mettevo 45 minuti. Ogni santa mattina.
Se in autostrada tra Modena Sud e Modena Nord succede qualcosa la viabilità della città è bloccata.

Ora, alla luce di ciò, capite bene che la prospettiva di un concerto IN CENTRO (perché per chi non lo sapesse il parco Ferrari è esattamente alle porte del centro storico) con 220.000 persone paganti e, diciamolo, con ancora nella testa l’eco delle ultime notizie su Manchester e Torino suscitasse una leggera, leggerissima ANSIA.

Sia chiaro, non è una notizia arrivata proprio due giorni fa eh. L’annuciatio ufficiale è stata fatta esattamente un anno prima dell’evento, per cui ok l’ansia ma diciamo che abbiamo avuto il tempo di farcene una ragione. E di prendere le dovute precauzioni.
Per dire: a Modena i saldi sono iniziati due giorni prima e i supermercati hanno fatto sconti speciali per permettere alla gente di fare spesa prima di venerdì 30 e poi chiudersi in casa o scappare al mare o non so dove.

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AD ESEMPIO

Ovviamente la viabilità è stata modificata e molti non sapevano come sarebbero usciti/tornati a casa, per cui nel dubbio i modenesi da venerdì 30 giugno sono SCOMPARSI.
Giuro, io ero al lavoro e sembrava il 15 di agosto.

Questa specie di paura che ha fatto scappare la maggior parte dei modenesi ha però creato una situazione del tutto nuova (e anche un po’ surreale) per chi è rimasto.
Cominciando da giovedì sera, quando c’è stato il soundcheck alla presenza di 15.000 fans. Noi (come probabilmente tutti quelli che c’erano a Modena quella sera) siamo andati a fare un giro in bici a vedere un po’ cosa succedeva intorno al parco Ferrari, e l’atmosfera in cui ci siamo trovati è stata una sorpresa bellissima: tanta tanta gente in giro a piedi o in bici, intere famiglie venute a curiosare, gruppetti di fan che arrivavano e cantavano le canzoni di Vasco in coro, e la cosa che sul serio ci ha lasciati esterrefatti è stata la gioia e l’allegria che le facce di tutte queste persone esprimevano. Già giovedì sera insomma c’era questo clima di festa contagioso, che portava tutti a sorridere. E già questa, secondo me, è una cosa rara e bellissima.

Sabato, il giorno del concerto, questa atmosfera ovviamente si è amplificata all’infinito.
Intanto era una splendida giornata di sole limpida come non se ne vedevano da tanto e con un aria fresca e frizzante. Gli elicotteri continuavano a volarci sopra casa e ogni tanto dal parco di fronte casa passavano gruppi di ragazzi che chiedevano indicazioni per il parco Ferrari, e cantavano.
Al pomeriggio siamo tornati in bici a vedere di persona cosa succedeva in città. La festa che giovedì era limitata al perimetro del parco era praticamente estesa a tutto il centro. L’atmosfera era davvero surreale: centinaia e centinaia di biciclette lungo le strade deserte, fiumi di gente ordinatissimi che raggiungevano il luogo del concerto, la musica di Vasco che suonava da ogni angolo (capisco che possa piacere o no, ma oggettivamente ci stava), via Giardini chiusa alle auto che era diventata una infinita pista ciclabile.
Le 220.000 persone sono arrivate piano, durante la giornata, tanto che non ci sono nemmeno state code in autostrada.
Uno tsunami gentile, che passa e non fa danni. E quello che rimane è solo la meraviglia di aver assistito a qualcosa di unico.

Il concerto lo abbiamo visto in tv e ascoltato dalla finestra aperta, come dicevo non sono qui a parlare dello show in sé, però ha fatto davvero strano passare due giorni in casa con Vasco che cantava fuori dalla finestra mentre tu sparecchiavi o ti facevi la doccia.

Non c’è stato nemmeno il temutissimo delirio da fine concerto, ovvero 220.000 persone che si spostano, stavolta tutte insieme. A parte i disagi dovuti ai treni che non riuscivano a smaltire le decine di migliaia di persone in attesa davanti alla stazione, tutto il resto è andato via liscio come l’olio. Nessuna congestione per le strade, nessun danno, nessuna lamentela da chi vive nei dintorni. Tanto pattume in giro (ovviamente) ma domenica pomeriggio le strade erano già perfettamente pulite e lavate, non c’era un pezzo di carta o plastica in un’aiuola. Il parco era (è?) ancora in fase di pulizia ma il grosso era stato fatto, e l’ultima emozione ce l’ha regalata proprio il parco del giorno dopo, mentre guardavamo l’immenso palco da 150 metri già quasi smontato insieme a tanti altre persone che con un sorriso facevano foto come noi.

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E sorridevano tutti, perché Modena ce l’ha fatta e con lei tutti noi, scettici, impauriti, dubbiosi, entusiasti, detrattori, indifferenti, orgogliosi. Modena rimarrà nel cuore di tutte le persone venute per questo evento perché è stata organizzata, gentile e accogliente come lo sono i modenesi nella loro parte più autentica e migliore, e questa cosa secondo me ha tirato davvero fuori il meglio di tutti.

Per cui bravo Vasco che è riuscito a richiamare a sé la sua schiera infinita di fedeli (se fosse stato Peppino di Capri a fare lo stesso avrei fatto i complimenti anche a lui, intendiamoci), e brava la mia Modena, il suo sindaco e tutte quelle migliaia di persone che ci hanno creduto e lo hanno fatto bene. Io ero una di quelle che per quel weekend avrebbe voluto scappare al mare o in qualsiasi altro posto sulla terra, e invece sono rimasta e sono felice di aver vissuto questo weekend che ormai, con merito, è entrato nella storia.

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