When you see A Fire Inside (5/5/2017)

Forse, ma dico forse, dovrei raccontarvi di cosa è successo a Londra quel venerdì pomeriggio.
La verità è che è stato abbastanza facile parlare del weekend a Londra perché la parte difficile è un’altra: il racconto di quella volta che ho incontrato gli Afi e sono rimasta quindici minuti a parlare e a fare foto e autografi insieme a loro.

Come si fa a raccontare in un post un evento che aspetti da tutta una vita e che non avresti mai creduto possibile? I risvolti di questa cosa sono innumerevoli, e per raccontarlo bene dovrei scriverci un libro, mica un post. Perché come faccio in così poco spazio a far capire il significato che ha per me questo gruppo, quello che rappresenta oggi e ha rappresentato in passato, il livello di idolatria che ho sviluppato per loro nel corso degli anni, quello che mi hanno fatto diventare le loro canzoni, quanto sono stati e sono presenti ogni giorno nella mia vita, insomma, come faccio a spiegare in breve quanto sono importanti gli Afi per me, e quanto riduttivo sia chiamare “unico” o “epico” o “incredibile” il fatto di averli conosciuti di persona?

Niente, non lo posso fare, quindi non lo farò. Però prendete per buono questo: sono tutto quello che ho detto, e anche molto di più. Per cui credetemi se vi dico che l’attesa dell’incontro, specialmente gli ultimi minuti, secondi prima che facessero capolino da quella tenda, sono stati emotivamente, fisicamente, mentalmente devastanti nel senso migliore che questo termine possa avere.

Dunque, intorno alle 2.30/3 del pomeriggio siamo arrivati davanti ad Alexandra Palace (dopo la simpatica scarpinata a cui accennavo nel post precedente su Londra). L’appuntamento era per le 4.30 davanti alla biglietteria, che alla fine si è rivelata essere un container scassato a fianco del palazzo che avrebbe aperto giusto alle 4.30. Ok.
Ci siamo messi ad aspettare cercando un posto riparato dal vento assurdo che c’era, che io ogni tanto ci ho provato a togliere la felpa e restare con la mia t-shirt degli Afi nuova fiammante a maniche corte come gli insensibili inglesi, ma ahimè io al contrario loro al freddo sono molto sensibile e quindi mi son tenuta la felpa e amen (e comunque avevo freddo). Intorno all’orario stabilito ci siamo avvicinati alla biglietteria-baracca e abbiamo identificato gli altri vincitori del pass, anche se alla fine mancava una coppia, dovevamo essere in otto e invece ci siamo trovati solo in sei.
Alle 4.30 spaccate un tizio della produzione degli Afi è venuto a “raccoglierci”, e ci ha portato all’interno di Alexandra Palace dall’entrata VIPS. Lì è stato quando ho iniziato a sentire le mani informicolate e la bocca secca. Entrare nella venue del concerto prima di tutti, mentre dentro (posto immenso, immensissimo!!) stavano ancora allestendo, ecco quello ha iniziato a far capire quanto fosse speciale quello che stava succedendo.
Seguivamo sto tizio attraverso i saloni del palazzo, fino a una sala chiusa al pubblico con un bar (chiuso) e dei divanetti. Ci ha lasciato lì, dicendo che i ragazzi sarebbero arrivati a breve. Panico, panico panichissimo.

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La saletta, i divanetti, il tendone da cui sono comparsi, IL PANICO (che nella foto non si vede ma c’era, ECCOME se c’era!)

E niente, poi è successo che dal tendone in fondo alla sala è sbucato Adam.
Altissimo sorridentissimo e imbarazzatissimo Adam. E’ venuto verso di noi e si è presentato stringendoci la mano uno per uno.
Neanche il tempo di presentarsi e dalla tenda sono usciti Davey e Jade. Irreale, impossibile, assurdo, stranissimo e normalissimo allo stesso tempo, del tipo vi conosco da sempre, non c’è niente di strano ma ehi, ora siete qui di fronte a me e mi parlate e mi stringete la mano e ORA MUOIO.

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Foto rubata. Quello sulla sinistra non c’entra niente, era uno dei vincitori del pass (tra l’altro quella maglietta ce l’ho pure io, così, pour parler)

Insomma, anche Jade e Davey si sono presentati e ci hanno stretto la mano, e Jade ha spiegato che Hunter non c’era perché era “disappeared”… E quindi al meet&greet non è venuto proprio. Sadness.
Dopodiché l’imbarazzo di tutti (nostro e anche loro) iniziava a farsi pesante, per fortuna Adam ha rotto gli indugi dicendo una roba tipo Ok dai, iniziamo a fare un po’ di autografi e foto che siam qui per questo?

Non so come mai ma hanno iniziato da me, e io mi sono fatta avanti con la mia “special request” (cito testualmente). Gli ho chiesto se gli autografi me li potevano fare sul braccio, quello con tutto il tattoo dedicato a loro in modo da completarlo con le loro firme. E così hanno fatto, e la cosa più carina è stato il modo, in cui lo hanno fatto.
Prima Adam, poi Jade e infine Davey. Ognuno di loro ha scelto con cura il posto (gliel’ho chiesto io di farlo dove preferivano loro), hanno guardato dove poteva stare meglio e col mio pennarellone indelebile hanno firmato.

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Non si vede niente perché io sono di spalle e lui ha il cappuccio, ma questo è Davey che mi autografa il braccio.


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Fresco fresco

Dopo questo momento meraviglioso credo (credo perché il tutto è un filino annebbiato) che abbiano continuato con gli autografi degli altri, e poi abbiamo fatto le foto.
Ho fatto le foto insieme a loro e ste foto ormai le avete viste ovunque sui miei profili social in tutte le salse, io sono abbastanza contenta perché sono venuta bene ma soprattutto sono MOLTO contenta perché nel mentre ho abbracciato Davey due volte: una nella foto insieme e una nell’altra foto insieme con anche l’Uomo (che ha maestosamente finto di conoscerli e secondo me loro ci hanno anche creduto, anche perché a un certo punto la mia famosa felpa, che non lo avevo detto prima ma ovviamente era degli Afi, l’ho tolta e me l’ha tenuta lui legata in vita, quindi sembrava sua ed era proprio travestito da fan).
Non ho avuto la liberatoria per pubblicare quella dove c’è anche lui, quindi vi puppate (ancora, di nuovo, per l’ennesima volta sui vostri schermi) la mia foto con loro.
Anzi due, tiè.

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Non sono io che sono bassa, sono loro che sono alti…….

C’è stato il tempo anche di fare due chiacchere, durante le quali ho fatto presente che lo stesso giorno di dieci anni prima eravamo tutti a Milano per il loro unico concerto italiano, e la reazione di Davey è stata “Oh really? The same day?? Incredible….”
E Adam ha aggiunto qualcosa che è successo lo stesso giorno di nove anni prima ma io non ho assolutamente capito cosa, vabbè, sorvoliamo. Ho anche naturalmente sottolineato il fatto che ero venuta a Londra dall’Italia appositamente per loro, e sono stati (apparentemente) molto felici di saperlo (magari hanno pensato sticazzi, ma non lo hanno dato a vedere, apprezziamolo).
Poi hanno iniziato a salutarci per andare, ma Jade ha notato il quadernino che avevo in mano (che ho portato nel caso in cui non avessero particolarmente voglia di scarabocchiarmi il braccio), e mi ha chiesto se volevo gli autografi anche su carta.
But of course! E quindi sempre carinissimi mi hanno fatto anche gli autografi “classici”!

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Dopo questo, davvero ci siamo salutati, ultime strette di mano, groppo in gola e enjoy the show.  Il tizio della produzione è tornato e ci ha riaccompagnato fuori, sempre al freddo, però stavolta sono riuscita a stare senza problemi in maglietta a maniche corte, tanto poi siamo andati a far scendere l’adrenalina nel pub di Alexandra Palace, dato che la fila non la dovevamo fare perché eravamo nella guest list.

Questo racconto sta diventando chilometrico, ma in realtà è successo tutto molto in fretta, per quanto mi sforzassi di essere lucida e presente molte cose mi sono scivolate via.
Avrei voluto riuscire a catturare più dettagli, tipo i tattoo di Davey sulle dita “Ciao” e “Baby”, la sua catenina con la croce rovesciata che non toglie mai, le rughette che da sempre gli compaiono di fianco agli occhi quando sorride, o anche fare le congratulazioni ad Adam che era diventato papà un paio di settimane prima…

I dettagli che sono impressi nella mente invece sono il primo momento in cui li ho visti uscire da quella tenda in fondo alla sala e la sensazione di incredulità ad averli davanti in carne e ossa, la prima stretta di mano e l’idiozia che mi è uscita dalla bocca, e più di tutto il momento in cui Davey mi ha preso il braccio per firmarlo e il tempo che ci ha impiegato, la calma, cura e precisione con cui l’ha fatto e il mio braccio nella sua mano e il mio cervello in quasi totale blackout per l’assurdità di questa cosa.

Alle 18.30 si sono aperte le porte e siamo entrati ufficialmente per il concerto.
La prima fila è stata clamorosamente persa in quanto hanno fatto entrare prima quelli della fila normale invece che noi con i pass (che eravamo in dieci). Sono riuscita a prendere posto in quarta fila, che non era malissimo tutto sommato, mentre malissimo era la tipa con i capelli verdi alta un metro e ottanta che ci saltellava addosso urlando con una pinta di birra in mano. E non era neanche iniziato il concerto.
Io penso che nella venue alla fine ci fossero dalle 15.000 alle 20.000 persone, io penso anche che non ho veramente più l’età per fare certe cose, e me ne sono accorta già dall’attesa, il fastidio inedito del sentirsi pigiata in mezzo ad inglesi mezzi ubriachi ma soprattutto l’immenso fastidio del sentirsi pigiata e punto.
E poi, alle 20.00 precise, accompagnato dal nostro coro “Through our bleeding we are one!”, è iniziato lo show degli Afi (che ricordiamo erano solo i supporters dei Deftones). Hanno suonato quasi 45 minuti che sono letteralmente volati, una scaletta meravigliosa e un audio abbastanza demmerda, e a metà eccola lì, la Vecchitudine, a fare capolino nella mia mente e a ripetermi ” E meno male che sono solo i supporters, a due ore di concerto così non saremmo mai sopravvissute cara”.
Non mi sento di darle del tutto torto. Da questi spettacolari 45 minuti di canti, salti, grida sono uscita uno straccio, distrutta fisicamente (ma mettiamoci anche tutto il resto della giornata che proprio leggera non è stata eh) e completamente senza voce.

setlist

Siamo usciti dalla sala principale per cercare un po’ d’aria, non è che ne abbiamo trovata molta, tutti i saloni del palazzo erano stipati di gente, ma abbiamo trovato qualche centimetro di parete libera in un punto e lì ci siamo accasciati. Quando hanno iniziato i Deftones siamo rientrati perché dai, un po’ andavano sentiti, e in effetti wow, che bel concerto. Ma dopo circa 40 minuti io ho alzato bandiera bianca, l’Uomo non poteva essere più d’accordo e così siamo usciti con calma (e prima che lo facessero le altre ventimila persone lì dentro), e stavolta anche se la strada era in discesa ci siamo presi l’autobus per arrivare giù alla fermata della metro. Eccheccazzo.

Questa giornata lunghissima è finita verso mezzanotte, dormito ovviamente malissimo perché le emozioni per un giorno solo erano state effettivamente un po’ troppe, in compenso il giorno dopo l’adrenalina se n’è andata tutta in un botto lasciandomi addosso una stanchezza che era più tipo un senso di morte costante in cui mi stavo letteralmente per addormentare seduta, tipo cavallo, sui gradini di Trafalgar Square.
L’epilogo di tutto questo c’è stato il lunedì successivo quando sono andata poi a rendere indelebili le firme dei ragazzi sul mio braccio.

Sapevo che ne sarebbe venuto fuori un post lunghetto. Pazienza. D’altra parte, aspettavo questo giorno da una vita. Anzi no, chi lo aspettava. Lo sognavo, questo sì, ma MAI avrei pensato che sarebbe successo davvero. Ho incontrato Davey. Non ho incontrato Hunter e questo mi dispiace davvero tantissimo, anche se mi sono presa un suo like su Instagram (alla foto degli autografi sul braccio, tra l’altro)…. Ho incontrato Jade e Adam, e lo devo proprio dire, sono stati tutti e tre super carini e gentili, ma Adam merita una menzione speciale perché è stato alla mano, simpatico e sempre pronto alla battuta e a stemperare la tensione. Una persona davvero davvero bella.
Un sacco di ricordi davvero ma davvero belli.

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2 commenti su “When you see A Fire Inside (5/5/2017)

  1. Io mi scompiscio da morire a leggere, quindi la lunghezza diventa solo un dettaglio 😉
    Peccato solo per la mancanza della liberatoria per postare la foto dell’Uomo. Diglielo che ha un sacco di fan che lo hanno stimato tanto in quell’evento ahahahahah

  2. Io penso al Sant’Uomo che nemmeno li conosceva ….questo è proprio Ammmmore eh 😉
    Che belle queste giornate, non te le dimenticherai mai. io ricordo ancora benissimo quando nel ’99 incontrai Carmen per la prima volta e ho l’immagine di lei che scende dalla macchina per entrare nel negozio di dischi dove la stavamo aspettando davanti agli occhi come se stesse risuccedendo adesso. La stessa tua scena di loro che escono da dietro la tenda non te la scorderai mai 🙂

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