Diari

Per una serie di motivi che se avrò voglia vi spiegherò poi, nelle ultime settimane mi sono trovata a scavare un po’ nel mio passato molto passato e come sempre succede, quando cerchi qualcosa alla fine poi trovi tutt’altro.
Ho recuperato i miei diari delle medie e della prima superiore. Avevo già preso a casa con me quelli dell’ultimo triennio delle superiori, ma quelli non sono stati una gran rivelazione. A parte una vita che non ricordavo così intensa ero già più o meno la me di adesso (molto più o meno), mentre i diari delle medie e anche quello della prima superiore hanno riportato a galla ricordi di una me decisamente molto diversa e infantile. I ricordi che ho di quel periodo sono abbastanza chiari, ma leggere quello che scrivevo quotidianamente sui miei diari gli ha dato una luce un po’ diversa, mi verrebbe da dire sfigata, ma non lo dirò per rispetto alla me di allora.

Intanto, i miei diari (tutti) alla fine dell’anno erano ridotti a un ammasso di pagine alto circa 20 cm pieni di la qualunque. Non solo le mitiche copertine adesive di Cioè che ricoprivano intere pagine, ma anche articoli completi su Take That e East 17, poster dei suddetti comodamente piegati in sei (perchè appendere un poster in camera quando puoi attaccartelo sul diario, eh), bustine di figurine (vuote), linguette di lattine prese in compagnia di chissàchi, milioni di scontrini sbiaditi, fiorellini di plastica di bomboniere, monete da 100 lire che mi erano state date di resto sempre da chissàchi, etichette di vestiti, foto, nastrini e chi più ne ha più ne metta. Robe decisamente assurde viste 25 anni dopo, che però all’epoca avevano un senso ben preciso. E poi ci sono le dediche dei compagni, i maschi che scrivevano il loro nome seguito da “il mitico” e ommioddio tutti firmavamo le dediche con un “By moi”, perchè facevamo francese. Le femmine invece lasciavano pensieri profondi presi dalle citazioni di Jim Morrison o dalle canzoni di Vasco o dei Guns (in quel caso la firma era “By Axl et moi”), o gli aggiornamenti sull’amore ovviamente non corrisposto del momento. Nelle pagine dei giornali che ritagliavo e incollavo (tra cui oltre a Cioè spiccavano Cioè Girl, Beautiful Magazine e Debby) dietro agli articoli sui Boyzone spuntavano le pagine del “Cerco Amicizie” tipo “Sono un ragazzo simpaticissimo di 16 anni che adora gli animali e la musica, scrivetemi risponderò a tutte”. Che se per l’epoca era assolutamente normale, in questa era digitale di social network suona tanto tanto tanto strano e fuori tempo.


Ultimo ma non ultimo, tutti i miei diari dalla seconda media alla prima superiore sono costellati in ogni dove di scritte con il nome Tony (o Antonio a seconda dei casi). Tony è stato il grande amore (naturalmente non corrisposto) della mia adolescenza, durato circa tre anni di patemi, anni in cui le giornate erano bellissime o orrende a seconda che io lo vedessi o meno e che lui mi salutasse o meno. Quasi tutto il contenuto dei miei scritti riguarda lui, così come da lui dipendeva la mia immensa felicità di certi giorni e la profonda insormontabile depressione di altri.
Una cosa mi è chiara dopo questo viaggio nel passato: da adolescenti era tutto “di più”. La felicità era “di più”, la tristezza era “di più”, la disperazione era “di più” ma anche i tempi di recupero erano molto “di più” veloci, felicità e tristezze arrivavano e se ne andavano velocemente, tutto era amplificato nel bene e nel male, mezze misure ne ho viste (e ne ricordo) poche. Quando amavi qualcuno o qualcosa era un amore totale, da piangerci la notte, fosse Antonio o Terry degli East 17 non importa, quando qualcuno ti faceva un torto non c’era via di mezzo, era uno stronzo bastardo pezzo di merda esci dalla mia vita non avrei mai voluto conoscerti, per poi tornarci amica un mese dopo.

Insomma, è stato un viaggio simpatico. Ho trovato le cose che cercavo e ne ho trovate tante altre che mi hanno fatto un po’ sorridere e un po’inorridire. Sono contenta di aver avuto per quasi tutta la vita l’abitudine di scrivere diari. E’ bello poter andare indietro con i ricordi, adesso forse per questo ci sono Facebook e i blog, ma ho paura che non potranno mai sostituire le dediche dei compagni scritte a matita e le pagine di Cioè attaccate con lo scotch che dopo 25 anni il diario cade a pezzi ma loro no.

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