When you see A Fire Inside (5/5/2017)

Forse, ma dico forse, dovrei raccontarvi di cosa è successo a Londra quel venerdì pomeriggio.
La verità è che è stato abbastanza facile parlare del weekend a Londra perché la parte difficile è un’altra: il racconto di quella volta che ho incontrato gli Afi e sono rimasta quindici minuti a parlare e a fare foto e autografi insieme a loro.

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The #RunningLumaca @ Run 5.30

Non ero sicurissima di voler scrivere questo post perché non mi va di ammorbare troppo con questo argomento (e poi il post che dovevo pubblicare adesso sarebbe stato un altro), però alla fine ho deciso lo stesso di scriverlo perché alla fine dei conti è stato un evento abbastanza unico (finora) per me, e penso valga la pena di essere ricordato, più che altro per il futuro. Un giorno guarderò indietro e dirò “Ehh ma guarda che ho fatto il primo giugno 2017…!”
Quindi, che ho fatto il primo giugno 2017?
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A weekend in London

Ah come vorrei essere una di quelle blogger bravine e puntuali che ogni settimana in giorni (più o meno) fissi si mettono a scrivere e pubblicare i loro post in modo metodico e in modo che i poveri disgraziati che (più o meno) le seguono possano essere coinvolti in tempo (più o meno) reale in ciò che raccontano…

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Supercosi

Ieri i ragazzi hanno voluto a tutti i costi che mi mettessi con loro sul divano a guardare un cartone che ultimamente a quanto pare gli piace molto. E’ uno di quei cartoni che vanno adesso, dove ci sono macchine, camion o altri mezzi di trasporto che prendono vita e fanno cose a loro detta molto eroiche.

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Due secondi

Sono sveglia dalle 6 di stamattina che sarebbero state le 5, quindi forse la mia lucidità vacilla, anche senza forse. Sarà per questo che ho un magone allucinante, sarà sicuramente per questa stanchezza che ho deciso di scriverlo invece di tenere la mia follia solo per me come sarebbe consono e rispettoso verso la mia persona.

E invece no, che chi se ne frega della dignità, tanto ormai. Mi vien da scriverlo perché sto nodo in gola lo devo sciogliere, perché è da stamattina che penso a quell’abbraccio come se non avessi niente di più serio a cui pensare, perché è stato questione di due secondi e io invece dopo sedici ore sono ancora qui a pensarci. Perché voglio con tutta me stessa credere che quando l’hai visto sul podio sia stato un sincero desiderio di condividere con lui la tua gioia, un modo per dire “ehi io ti stimo, nonostante tutto quello che è successo sono felice che tu sia qui e lascia stare quello che è stato, ero un ragazzino spocchioso ma adesso sono cresciuto e sono un professionista come lo eri e lo sei tu, nessun rancore, è bello vederti, per davvero”.

Lascia stare quello che è stato. Difficilissimo Seb lasciar stare, ma io ho bisogno di credere che tu sia cresciuto e che ora siate non dico amici perché è impossibile ma almeno portatori sani di stima reciproca. Davvero, e non solo perché bisogna dire così perché sta bene. Perché io lo so che non sono propriamente affari miei, ma io nel 2013 ho sofferto davvero tanto, perché lo sai quanto maledettamente tengo a sto ragazzo e tu me lo avevi distrutto, dopo che per tre anni mi avevate fatto sognare e ridere per come eravate insieme… Perché anche se non c’entro un accidente di niente questa cosa l’ho vissuta allora sulla mia pelle e così l’ho vissuta anche stamattina, non posso restare indifferente al tuo abbraccio perché con tutta me stessa voglio che sia sincero, che sia una specie di lieto fine, una specie di pace, una specie di redenzione, di affrancamento dal passato e da quel maledetto 2013.

Sono scema così. Mi convinco che dopo quattro anni vi siate in un qualche modo perdonati e mi commuovo come una cretina.